GIOVEDÌ della V sett. di Pasqua Feria (bianco)
giovedì, 06 maggio 2021
Riflessione di fra Georges Massinelli 20 Mag 2020

Non vi lascerò orfani

Leggendo la Bibbia, si incontra spesso una triade di personaggi: la vedova, l’orfano e il forestiero. Questi sono nella visione biblica i tre gruppi di individui di cui la comunità si deve prendere cura. Le leggi di Israele proteggono queste categorie in modo speciale: “Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Non maltratterai la vedova e l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido” (Es 22,20–22). Anche Gesù nei vangeli spesso li incontra e li soccorre.

A prima vista, queste sono tre gruppi economicamente deboli, sono i poveri. E certamente è vero che donne sole, bambini abbandonati, e stranieri facevano più fatica degli altri a procurarsi il sostentamento. Ma c’è di più.

Assieme al fardello della povertà, vedove, orfani e forestieri sperimentavano il distacco dalle loro radici. Erano privi di una famiglia, di legami, di una rete di connessioni con la comunità. La vedova e l’orfano erano strappati dal tessuto sociale dalla morte dei loro cari, mentre il forestiero aveva lasciato i suoi legami nella terra natia da cui era partito.

In altre parole, la povertà non era che la conseguenza dell’isolamento sociale, della perdita di una comunità. Strappati dalla loro storia, dalla loro eredità, queste persone vivevano un’esperienza di profondo isolamento, la solitudine esistenziale di chi non sa più a chi appartiene.

Il comandamento della carità verso questi gruppi può essere letto in due modi. Anzitutto, la comunità nel suo insieme è chiamata a proteggere queste persone più vulnerabili in mezzo a loro, e schermarle dalla povertà. Ma in maniera più profonda e più umana, attraverso la carità la comunità li riconnette a un tessuto sociale, gli ridona un’identità. In un certo senso, li adotta. La comunità diviene per loro sposo, padre, e patria.

In effetti, è proprio questa la visione del libro del Siracide al capitolo 4. Il Siracide amplifica il comandamento della carità, invita a soccorrere i poveri e i bisognosi, a liberare l’oppresso dall’oppressore. E raggiunge il suo vertice proprio in queste parole: “Sii come un padre per gli orfani, come un marito per la loro madre” (Sir 4,10). Non è sufficiente alleviare la povertà. È indispensabile riportare i poveri a una vita veramente umana, ad avere un posto nella comunità.

Lo sappiamo. Attraverso il comandamento, attraverso la carità dei credenti, è Dio che si fa vicino agli ultimi. La mano di chi soccorre per amor di Dio è una mano prestata a Dio, è la mano che Dio stesso tende ai poveri. Nel senso più profondo, è Dio che usa tutti gli strumenti possibili per farsi padre degli orfani, difensore delle vedove, e terra per lo straniero. È in Dio che ciascuno di noi trova un Padre, un’eredità, e una comunità a cui appartenere.



Georges Massinelli Porziuncola Poveri Povertà Riflessione

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