MARTEDÌ della II sett. del T.O. Feria (verde)
martedì, 19 gennaio 2021
Terza meditazione della Novena dell’Immacolata Concezione 02 Dic 2020

Rachele: la vita che nasce dalla morte

Rachele è la donna del Primo Testamento al centro della meditazione di p. Simone Farci nella terza serata della Novena dell’Immacolata Concezione alla Porziuncola (I - II serata) L’umiliazione che essa vive, vedendo la sorella Lia generare figli per Giacobbe mentre lei si rivela sterile, la fa esplodere nel grido rivolto a Giacobbe: «dammi dei figli, se no io muoio!»

Questa supplica piena di amarezza arriva fino a Dio che decide di esaudirla e arrivano così due figli: Giuseppe e Beniamino. Quest’ultimo però le costa la vita e così Giacobbe erige una stele sulla sua tomba, che diventa il monumento alla vita che sgorga dalla morte. Molti secoli dopo il profeta Geremia sembra ancora ascoltare il pianto di Rachele che sale da quel sepolcro quando vede il popolo ebraico deportato in Babilonia: quei figli che lei ha generato a prezzo della vita, ora le sono brutalmente sottratti.

Rachele diventa così il segno della madre che muore donando la vita e della madre che piange per ogni figlio che muore. Essa non è solo la sterile graziata, ma è anche la madre che accetta di morire perché Beniamino possa vedere la luce. Tra i suoi figli c’è soprattutto Gesù, il vero beniamino, glorificato alla destra del Padre, figlio di benedizione per tutti noi. È così che in Rachele si può intravedere la figura del mistero pasquale, della vita che sgorga dalla morte di Gesù.

In Rachele è prefigurata anche la Vergine Maria, partecipe della Pasqua di suo Figlio ai piedi della Croce. Essa non si è chiusa nel singolare privilegio di essere la Madre di Dio, ma ne ha fatto il Dono da condividere. Sotto la croce, Gesù la rende madre di tutta l’umanità: “Donna ecco tuo figlio”. E alla Vergine Maria dona un cuore così largo e generoso, da poter accogliere al suo posto Giuda, Pietro, i ladroni, i farisei, i crocifissori e persino noi.

Nel mistero della nostra Redenzione, allora, possiamo contemplare il Sangue e le lacrime: il Sangue del Figlio, le lacrime della Madre. A volte neanche l’esempio di Cristo, “l’uomo del dolore” che dà la vita per noi, ci piega verso l’uomo con misericordia. Ci vogliono le lacrime della Vergine Maria, e la sua Pietà per sfondare la resistenza dei nostri cuori.

Signora delle lacrime, “affranta e calma, esausta e vivificante, stanca e riposante” piangi per noi.



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