mercoledì, 06 luglio 2022
Seconda Riflessione sulla Croce di fra Fabio Nardelli 08 Apr 2020

Restiamo uniti alla Croce di Cristo

Nella Santa Settimana il cristiano è chiamato a vivere l’ora di Cristo. In questi giorni, fratelli e sorelle, attratti dai gesti di Gesù, siamo invitati a guardare a Lui e a seguirlo. Non siamo chiamati solamente all’imitazione, cioè a “ripetere” meccanicamente ciò che un’altra persona ha fatto o vissuto; per noi cristiani, imitare Cristo vuol dire conformarci a Lui, essere in Cristo, riscoprendo così la nostra dignità battesimale.

La liturgia bizantina definisce il Venerdì santo “giorno di letizia”, in quanto prepara la nuova creazione: è un giorno di morte per la vita. La Chiesa fin dalle origini ha dato molta rilevanza al racconto della Via dolorosa e della Croce di Cristo, perché è da questa storia che deriva la nostra salvezza e si fa concreto e evidente l’amore di Dio per noi[1]. Con sant’Agostino vogliamo affermare che il Signore ha creato ogni uomo con la sua potenza e ha ri-creato, cioè redento, ognuno di noi con la sua debolezza, con la sua Passione. Cristo opera salvezza e vita per mezzo del suo sangue effuso per ogni suo figlio! Secondo la riflessione teologica il grido di Gesù morente in croce rappresenta l’annuncio del mondo nuovo che sta per nascere; e nella passione, Gesù Agnello immolato, manifesta l’opera salvifica di Dio che, per la potenza dello Spirito, si diffonde a tutte le creature[2]. Dio, continuamente si manifesta all’uomo attraverso i suoi gesti salvifici. “La croce è strumento di morte e albero della vita dal quale scaturisce la gioia”.

Quanto è difficile, in questo tempo, accogliere e vivere il mistero del dolore, della sofferenza e della morte alla luce della Passione di Cristo. Papa Paolo VI, nella Via Crucis al Colosseo nel 1964, affermò: «Alla luce della croce il dolore […] appare stranamente assimilabile alla Passione di Cristo, quasi chiamato a integrarsi con quella […]. Il potere salvifico della Passione del Signore può diventare universale. La “compassione” da passiva si fa attiva; rende complementare il dolore umano a quello del Redentore (cfr. Col 1, 24)»[3]. In questi giorni di grazia, di luce e di benedizione in cui la Chiesa celebra il mistero di Cristo donato, offerto, consegnato per la nostra salvezza, siamo chiamati a collocare lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della nostra fede; e, attraverso il racconto della Passione di Giovanni, a vedere e contemplare la Gloria di Dio. Viviamo il mistero della Santa Settimana accogliendo la Rivelazione ed entrando nella contemplazione del mistero di Dio. Il corpo di Gesù, infatti, rivela chi è Dio, chi è l’uomo agli occhi di Dio e fin dove Dio è capace di andare a cercare l’uomo.

I due verbi che l’evangelista Giovanni utilizza sono “vedere” e “credere”: la contemplazione, perciò, diventa un atto di fede e chi ascolta e accoglie la Parola è chiamato a divenire un “discepolo contemplativo” che vede e crede[4]. L’augurio per ciascuno di noi, in questi giorni santi, è quello di “restare uniti alla Croce di Cristo”. Le parole della Costituzione Lumen gentium possano aiutare ogni figlio di Dio a vivere questo tempo di prova e di luce, sempre più orientati al Signore della vita: «Tutti gli uomini sono chiamati a questa unione con Cristo, che è la luce del mondo; da Lui veniamo, per Lui viviamo, a Lui siamo diretti»[5].


[1] Cfr. N. Ciola, Gesù Cristo Figlio di Dio. Vicenda storia e sviluppi della tradizione ecclesiale, EDB, Bologna 2017, 361.

[2] Cfr. ivi, 376.

[3] Paolo VI, Allocuzione al termine della Via Crucis al Colosseo, venerdì 27 marzo 1964, in Insegnamenti di Paolo VI. II. 1964, Tipografia Poliglotta Vaticana, Roma 1965, 211-212.

[4] Cfr. B. Sesboüé, Gesù Cristo l’unico mediatore. Saggio sulla redenzione e la salvezza, vol.2: I racconti della salvezza: soteriologia narrativa, San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 1994, 208.

[5] Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica Lumen gentium n.3.



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