Le povere Dame nel “loghicciuolo” delle origini 08 Ago 2019

Chiara a San Damiano: il luogo della povertà

Le vetuste mura di San Damiano, più che narrare le vicende della vita di San Francesco, sono ancora oggi testimoni della storia di Santa Chiara e delle sue consorelle. Chiara giunse a San Damiano nel 1211 e vi rimarrà fino al 1253, anno della sua morte.

Dopo essersi abbandonata alla volontà di Dio nella chiesina della Porziuncola, fu condotta provvisoriamente da Francesco prima al monastero di San Paolo, poi in quello di Sant’Angelo in Panzo presso le monache benedettine, per poi essere trasferita a San Damiano dove ben presto fu seguita dalla sorella Agnese.

Qui, come afferma Tommaso da Celano, «non più incerta del luogo, non dubbiosa per l’austerità, non pavida della solitudine, Chiara vi gettò l’àncora sua come a luogo sicuro» (1 Cel 7).

Ancora oggi, nel visitare i vari ambienti, che sono stati conservati quasi del tutto intatti, si ha l’illusione che le sante abitatrici ne siano partite solo da qualche giorno. Certamente è da pensare che a Chiara e ad Agnese sia piaciuto il piccolo luogo di San Damiano così come Francesco l’aveva predisposto per la loro venuta, dove sacra era la quiete e connaturata la povertà. Ma nei successivi tre o quattro anni, quando il gruppetto delle “povere dame” si accrebbe fino a una dozzina, certi ambienti dovettero far difetto. Quando successivamente le sorelle raggiunsero il numero di cinquanta, certamente i locali rimasero pochi e piccoli.

La chiesa, il refettorio, il dormitorio e l’infermeria potevano ancora andar bene, ma non certo il coro, la cucina e il lavatoio, locali - dunque - che dovettero di certo essere aggiunti. Infatti, osservando ancor oggi la muratura di questi locali, è facile notare come siano costruiti di una pietra con una differente lavorazione.

Successivamente i frati non aggiunsero molto attraverso i secoli. Elevarono sopra la sacrestia e i locali attigui un camerone e loggione e costruirono delle altre celle al di sopra della cucina. Per il resto, si mantennero sempre fuori dal luogo abitato dalle monache. In questo modo, chi visita ancor oggi il santuario di San Damiano, può trovare quasi per intero, sia quanto risale al periodo pre-francescano, sia quanto Francesco stesso fece e restaurò. Come pure si può trovare quanto le clarisse vi aggiunsero, e quanto i frati modificarono o edificarono. Ma è un processo, questo, da ripercorrere con ordine sostando nei vari luoghi se si vuole assaporare tutta la ricchezza della storia che essi hanno da raccontare.

Cominciando dall’abside della chiesa, è da notare che qui non vi era il coro così come oggi si può vedere nel suo antico splendore dopo i recenti restauri, dato che esso risale all’anno 1504. Invece il coro delle monache fu adattato nel retro dell’abside: da qui era possibile scorgere la chiesa per mezzo di un’apertura che anticamente era una finestra, adattata poi da Santa Chiara con la grata per la comunione. Questa grata fu pure adibita per la predicazione alle monache, come risulta dalle testimonianze dei biografi francescani che riportano varie predicazioni di San Francesco. È poi memorabile la pietosa scena del pianto delle povere dame quando, nell’ottobre del 1226, fu condotto loro il corpo esanime di San Francesco; fu in quell’occasione che la grata fu rimossa per permettere loro di toccare per l’ultima volta quel padre che tanto avevano amato.



Povertà San Damiano San Francesco Santa Chiara

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