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Nel combattimento san Michele è la difesa 28 Set 2016

San Francesco in guerra contro l’Anticristo

Frate Francesco mentre annunciava la pace viveva pure nella consapevolezza della guerra in atto contro Satana da cui provengono le tentazioni causa dei vizi tra cui figurano la superbia e l’avarizia; gli agiografi diranno che proprio il Santo d’Assisi è l’inviato per vincere l’Anticristo.

A motivo di questa lotta  aveva una particolare devozione per san Michele invocato quale difesa nel combattimento. Lo nomina nei suoi scritti, si ritira in preghiera in luoghi micaelici – che successivamente diventeranno insediamenti di frati Minori – e all’Arcangelo dedicava un periodo di quaranta giorni, ossia una quaresima, di preghiera e digiuno che iniziava dopo la festa di Maria Assunta, il 15 agosto.  Bonaventura nella vita dedicata al Santo da leggersi nella liturgia – la cosiddetta Legenda minor – introduce l’episodio della stimmatizzazione proprio ricordando che l’Assisiate si trovava in un eremo posto sul Mons Alverne per trascorrere “un digiuno di quaranta giorni in onore dell’arcangelo Michele”.

La particolarità di tale racconto è che ha una finalità liturgica e precisamente per la celebrazione dell’ottava della solennità di san Francesco introdotta nel 1244 dal ministro generale Aimone da Faversham. Ora grazie alla pubblicazione dell’importante volume Franciscus liturgicus (Editrici Francescane, Padova 2016) è possibile leggere questo racconto nella prospettiva esatta che è proprio quella liturgica.

Il servitore e ministro veramente fedele di Cristo, Francesco, due anni prima di rendere lo spirito al cielo incominciò un digiuno di quaranta giorni in onore dell’arcangelo Michele, nel segreto di un luogo eccelso. Inondato dall’alto dalla dolcezza celeste della contemplazione, con maggior abbondanza del solito e acceso da una più ardente fiamma di celesti desideri, incominciò a sentire con maggior profusione i doni delle divine elargizioni. L’ardore serafico del desiderio, dunque, lo sopraelevava in Dio e un tenero sentimento di compassione lo trasformava in colui al quale piacque, per eccesso di carità, di essere crocifisso.

Un mattino, all’appressarsi della festa dell’Esaltazione della santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide come la figura di un Serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discendere dalle sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, giunse, tenendosi librato nell’aria, vicino all’uomo di Dio, e allora apparve non soltanto alato, ma anche crocifisso. Aveva le mani e i piedi stesi e confitti sulla croce e le ali disposte, da una parte e dall’altra, in cos?` meravigliosa maniera che due ne drizzava sopra il capo, due le stendeva per volare e con le due rimanenti avvolgeva e velava tutto il corpo.

Ciò vedendo, stupì fortemente e sentì riversarsi nell’anima gaudio e dolore: provava in sé un eccesso di letizia all’aspetto gentile di Cristo, che gli si mostrava in forma così meravigliosa e pur così familiare, ma la cruda visione dell’affissione alla croce trapassava la sua anima con la spada dolorosa della compassione. Ammaestrato interiormente da colui che gli si mostrava anche esteriormente, comprese che, certo, l’infermità della passione non si addice in alcuna maniera alla natura immortale

e spirituale del Serafino; ma che, tuttavia, tale visione era stata offerta ai suoi sguardi per questo scopo: fargli conoscere anticipatamente che lui, l’amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l’incendio dello spirito. Ciò vedendo, stupì fortemente e sentì riversarsi nell’anima gaudio e dolore: provava in se´ un eccesso di letizia all’aspetto gentile di Cristo, che gli si mostrava in forma così meravigliosa e pur cos?` familiare, ma la cruda visione dell’affissione alla croce trapassava la sua anima con la spada dolorosa della compassione.

Ammaestrato interiormente da colui che gli si mostrava anche esteriormente, comprese che, certo, l’infermità della passione non si addice in alcuna maniera alla natura immortale  e spirituale del Serafino; ma che, tuttavia, tale visione era stata offerta ai suoi sguardi per questo scopo: fargli conoscere anticipatamente che lui, l’amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l’incendio dello spirito.



Lotta San Francesco San Michele

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