Un amore semplice e straordinario 11 Apr 2022

Sandra Sabattini

“Non è mia questa vita che sta evolvendosi ritmata da un regolare respiro che non è mio, allietata da una serena giornata che non è mia. Non c’è nulla a questo mondo che sia tuo. Sandra, renditene conto! È tutto un dono su cui il ‘Donatore’ può intervenire quando e come vuole: abbi cura del regalo fattoti, rendilo più bello e pieno per quando sarà l’ora”. Scriveva così, Sandra Sabattini, una giovane riminese di 23 anni, solo due giorni prima dell’ora in cui, a causa di un incidente stradale, il 2 maggio 1984 restituirà al Signore tutta la sua vita.

Una bimba piena di vita
Nata a Riccione il 19 agosto 1961, dal 1964 Sandra vive con la famiglia presso la canonica dello zio don Giuseppe. La piccola nasce senza le falangette dell’anulare e del medio della mano sinistra; i genitori, sentito il parere dei medici, decidono di correggere il difetto quando sarà più grande. Ma a 14 anni, quando le viene chiesto se vuole operarsi, ella risponde che le va bene così come è. A 16 anni scriverà: “Pur nella nostra imperfezione, siamo troppo perfetti per poter essere nati a caso”. Ricorda il suo allenatore che una volta, in una gara di velocità, la rimproverò perché ai blocchi di partenza sembrava non allargasse bene le dita della mano sinistra. “Lei sorrideva – racconta –, io non capivo, poi con dolcezza, cercando di non ferirmi, mi fece vedere la mano aperta dicendo che non mi voleva disobbedire…”.

Il 3 maggio 1970 riceve la prima Comunione, insieme al fratello di poco più piccolo, Raffaele, con il quale è molto legata. Con spontaneità aderisce ai valori religiosi che le vengono trasmessi da mamma e papà, e dallo zio sacerdote, don Giuseppe Bonini, senza fanatismi né imposizioni. Un’animatrice ricorda di averla vista entrare in cappella, a soli sette anni, con una bambola in una mano e la corona del rosario nell’altra, inginocchiandosi all’ultimo banco. La relazione che ha con il Signore è forte e vissuta intimamente: “Ti amo tanto Signore, sei l’unico che riesce a farmi superare i momenti di crisi” scrive a 14 anni. Il suo dialogo con Dio è costante, mettendosi davanti a Lui nella verità, senza farsi sconti, senza giustificazioni. Sente il bisogno vitale della preghiera, che ricerca al fine di essere sempre più vicina al Signore: “Se non faccio un’ora di preghiera al giorno non mi ricordo neanche di essere cristiana”. Lo zio sacerdote spesso la sorprende in chiesa sdraiata a terra davanti al Santissimo: “per capire bene la preghiera è necessario capire profondamente che si parla con Dio” scrive Sandra.

L’incontro con don Oreste Benzi
Nel settembre 1974 l’incontro con don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, darà un indirizzo fondamentale alla sua vita. In seno all’Associazione Sandra potrà servire i più bisognosi, tra cui poveri e tossicodipendenti, contribuendo peraltro a sensibilizzare la comunità parrocchiale verso di loro. Non ama comprarsi vestiti nuovi ed eventualmente li scambia volentieri con qualcosa di usato, come quando – ricorda lo zio – scambiò un maglione con un vecchio corpetto di un drogato. Amava la semplicità e i regali che faceva li creava lei stessa. Temeva sempre di disturbare, anche nei confronti dei familiari, per cui, anziché scomodare gli altri, preferiva sacrificare se stessa.

Nel 1978 ad una festa di carnevale conosce Guido, di due anni maggiore di lei ed anche lui membro della Comunità, e nell’agosto dell’anno successivo si fidanzano, con lui vive una relazione sincera e casta, radicata nel Signore. Nel 1983 scrive: “fidanzamento: qualcosa di integrante con la vocazione, ciò che vivo di disponibilità e d’amore nei confronti degli altri è ciò che vivo anche per Guido, sono due cose compenetrate, allo stesso livello, anche se con qualche diversità”.

Nel dicembre del 1979 descrive nel suo diario la lotta per discernere la volontà di Dio nella sua vita: “Signore, che cosa vuoi che io faccia?”. Nel 1980, dopo aver conseguito il diploma di maturità scientifica, si decide per l’iscrizione alla facoltà di medicina e chirurgia, affidando il suo cammino universitario a Dio. Uno dei suoi sogni è fare il medico missionario in Africa. A vent’anni le è chiaro che la vita è come un battito di ciglia e che non bisogna distrarsi dalla meta per non perdere l’occasione di incontrare Gesù che passa, e scrive: “Ama ogni cosa che fai. Ama fino in fondo i minuti che vivi, che ti son concessi di vivere. Cerca di sentire la gioia del momento presente, qualunque sia, per non perdere mai la coincidenza”.

La sua è una vita comune, fatta, in casa, anche di scontri con i familiari – per via dei suoi tanti impegni o come quando, a 22 anni, comunica loro la sua intenzione di abbandonare gli studi per andare in Africa – e, fuori dalle mura domestiche, di battaglie per un mondo più giusto, di volontariato tra i poveri, i tossicodipendenti e i disabili. Ha tanti interessi: pratica sport, in particolare la corsa (è considerata una velocista), ama dipingere, studia pianoforte, canta in un coro. Ma mettendo sempre al centro del cuore Cristo, sorgente di ogni bene, di cui Sandra sente la presenza in ogni cosa che fa per, e con, amore: «Quando ho amato davvero, ho sentito che Dio riempiva tutto e tutti», scrive. Quando può, regala soldi e vestiti ai poveri, sostiene che la sua gioia è stare con Gesù nei poveri perché è sicura che sia quella la sua vocazione.

L’Amore non è amato
Sandra mantiene sempre uno sguardo di meraviglia sulle cose: “bisognerebbe avere tutti i giorni un’anima stupefatta, poiché la libertà vera è uno spazio infinito dello spirito. Colui che è pieno di sé è già vecchio, perché non ha più spazi liberi nell’animo”. Nel giorno del suo diciassettesimo compleanno, mentre fa un bilancio serio del tempo vissuto che le sembra sprecato, scrive il suo proposito per il futuro: “la vita, la gioia non è ricevere, ma è dare, dare, dare…”. Quando l’Infinito, in un raro momento di grazia, tocca le corde del cuore, e si percepisce l’amore immenso di Dio, non si può subito dopo non sentire che l’Amore non è amato e non struggersi per questo.

Il 5 gennaio del 1981, citando una frase di una canzone cilena – “Grazie alla vita che mi ha dato tanto…” – dice il suo grazie per “la gioia di poter vedere campagne, colline, valli accarezzate dal sole, di poter sentire il canto di un uccellino stagliato su un ramo spoglio, nel fantastico cielo del tramonto…” e subito dopo si riconosce “ingrata” per l’amore che riceve e avverte di non saper ricambiare. Il suo diario è costellato di frasi che evidenziano questa lotta per abbattere il proprio orgoglio e mettere al centro solo Dio. Mai paga, lo cerca e lo invoca, come durante il periodo di deserto al santuario della Cengia: “Aiutami a far vuoto dentro di me […] fino a che più nessun residuo di falsa gloria, falso io rimanga”.

«La vita vissuta senza Dio – scrive – è un passatempo, noioso o divertente, con cui giocare in attesa della morte». Il suo diario mostra un cuore sempre grato al Signore per il dono della vita. Spesso trascrive e medita versi della Bibbia, o appunti su qualche omelia o catechesi, per tradurli in insegnamenti e ammonizioni nella propria vita: in questa sana inquietudine si percepisce che la sua anima ha sete di Dio e non riposa se non è con Lui e in Lui. Questa attrazione verso l’Infinito impregna le pagine dei suoi scritti: “ciò che conta, l’unica cosa importante è amare […]. E quelle poche volte che mi è capitato di farlo davvero, disinteressatamente, ho sentito sul serio la pace; e se Dio è amore, non può essere che pace infinita in tutti i sensi”.

Tra i suoi ultimi appunti annota: “Sono piena di miseria, Signore, e faccio così fatica a chiederTi perdono con il cuore. Ho una presunzione che spacca le montagne, sono una falsa umile. Il mio operare vanitoso e gratificante trova, alla fine, mille giustificazioni […]. Aiutami a non rendermi insensibile al peccato. Signore, quante volte mi dovrei confessare, visto che appena finito di farlo mi accorgo di non aver detto tutto, di essermi fatta fregare dall’orgoglio anche durante la confessione!”.

Come un chicco di grano
Sempre alla ricerca della volontà di Dio aspetta che il Signore le “indichi la scelta concreta definitiva che possa fare di me uno strumento del tuo Amore”. Sente, infatti, sempre più la necessità di una decisione radicale. Il 29 aprile 1984, quando si sta recando all’assemblea annuale della Papa Giovanni XXIII, con Guido e un amico, scesa dall’automobile, viene investita da un’altra auto e, trasportata d’urgenza all’ospedale, entra in coma. Muore il 2 maggio 1984, a ventitré anni non ancora compiuti, mentre i fratelli della Comunità pregano per lei. Quattro giorni prima dell’incidente aveva raccontato alla mamma di aver sognato il proprio funerale e la propria tomba piena di fiori.

È lo stesso don Oreste Benzi a voler far emergere, dopo la sua morte, il profondo cammino spirituale da lei compiuto, promuovendo la pubblicazione de “Il diario di Sandra”, una raccolta di scritti e riflessioni che lei aveva prodotto su foglietti, agende, quaderni, dal 1975 al 1984: “Mi sono impegnato perché il suo diario fosse pubblicato, perché è bello che i fratelli restino insieme e si aiutino donando vicendevolmente quanto di bello è in loro”.

Sandra, nelle prime pagine del Diario ha una espressione folgorante: «Io non voglio vivere una vita piena di niente»: e non l’ha vissuta affatto una vita vuota, ma ha riempito ogni giorno vissuto, ogni suo gesto, ogni sua parola dell’Amore di Dio che si prefiggeva ad incarnare nel quotidiano. “La certezza della mia vita: ora so in chi posso credere” scrive Sandra, completamente affidata a Dio. Il vescovo di Rimini, Mons. Lambiasi, durante la messa nei 25 anni dalla morte, ha ricordato che Sandra è morta “da fidanzata”, cioè in una situazione ordinaria, aggiungendo un pensiero della giovane: «Non ho fatto la “scelta radicale” – penso (dice il Vescovo), che volesse alludere alla verginità consacrata –, eppure questo non mi giustifica, anzi mi impegna ancora di più a vivere in modo radicale la vita ordinaria». Una stupenda provocazione per ogni giovane che è chiamato a vivere la propria fede laddove il Signore lo pone, nella condizione che ha sognato e preparato per lui, una fede semplice e pratica, che sente la responsabilità di mostrare al mondo il volto del Signore (cfr. Mt 5,16). Annota Sandra: “Oggi c’è un’inflazione di buoni cristiani, mentre il mondo ha bisogno di santi”.

Nel settembre 2006 è iniziata la fase diocesana del processo di beatificazione di Sandra Sabattini. Dichiarata venerabile nel marzo 2018, la sua beatificazione sarà celebrata a Rimini il prossimo 24 ottobre.

In DIRE CRISTO, di Massimo Reschiglian e Maria Letizia Tomassoni
dal n. 3/2021 della Rivista Porziuncola



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