MERCOLEDÌ della VII sett. di Pasqua Feria (bianco)
mercoledì, 27 maggio 2020
Seconda serata del Triduo del Santo in Porziuncola 12 Giu 2019

Sant'Antonio di Padova e la fermezza nell'amore

Continua il Triduo di preparazione alla festa di Sant'Antonio di Padova. Nella prima meditazione p. Stefano Orsi ha declinato l'amore, quello di Cristo, nella vita di Antonio, un amore che spinge a dare la vita e a frlo con fermezza, tema della giornata di ieri.

San Gregorio Magno diceva che i veri cristiani sanno morire, ma non sanno transigere: “Occidi possunt Flecti nequent”. Agiscono così perché credono in Gesù che ha detto: Il Regno dei cieli si acquista con la forza, e solo i violenti lo rapiscono (Mt 11,12). Che giova all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde l’anima? (Mt 16,26).

Chi ascolta le mie parole e le mette in pratica, sarà paragonato all’uomo saggio che si è fabbricata la casa sulla roccia. E cadde la pioggia, e strariparono i fiumi, e i venti soffiarono e infuriarono contro quella casa; ma essa non è crollata, perché era piantata sulla roccia (Mt 7,24 s.). Antonio di Padova è uno dei veri cristiani di cui parla Gregorio. E’ l’uomo della fermezza.

Tale fermezza emerge nel suo resistere alle lusinghe e seduzioni del mondo che tenta di conquistare, da fare proseliti…per cui fa proposte, presenta inviti: “Vieni con me, e sarai felice!” E’ bugiardo, ma si sa camuffare. E’ traditore, ma si fa ascoltare. Guai agli ingenui! La seduzione mondana non ha risparmiato Antonio, ma Antonio non ha mai ceduto.

Emerge la fermezza di Antonio nel sopportare le persecuzioni. Quando il mondo non si vede corrisposto aggredisce, diventa vendicativo e brutale. Non vedete come i buoni sono perseguitati? Non vedete come i fedelissimi della Chiesa, sono scherniti? contro Antonio le persecuzioni furono qualche volta molto violente. Ma mai riuscirono ad abbatterlo, ad intimorirlo.

Emerge la sua fermezza nella fedeltà con cui mantiene i suoi impegni di Religioso e di Sacerdote. Oggi è di moda parlare della cosiddetta “identità”. In fondo non è proibito conoscere, studiare la propria vocazione. S. Paolo scriveva: “Esaminate la vostra vocazione …”.

Ma oggi, per lo più, lo si fa con i criteri naturalistici, con intenti tutt’altro che spirituali. Lo si fa, salve eccezioni, per allentare i nodi di impegni sacri e solenni; per ridurre gli oneri dello stato religioso e del sacerdozio cattolico. In Antonio nulla di tutto ciò. Antonio è fermissimo nell’assolvere tutti i doveri religiosi e sacerdotali.

Emerge la sua fermezza nell’adempimento della sua missione di apostolo. L’apostolato è una fatica durissima, sempre e per tutti, esige una accurata preparazione remota e prossima; esige una disciplina; esige una carica interiore intensa; esige spirito di fede; esige coerenza di vita.

Ma talvolta la missione dell’apostolato è più ardua perché cade in un contesto spirituale, morale e sociale particolarmente refrattario e ostile. E’ il caso di Antonio di Padova. Che cosa predica Antonio? Evidentemente i contenuti della religione cattolica. Predica le Verità del dogma cattolico. Tesoro prezioso il dogma! Ma Antonio incontra gli eretici che reagiscono e controbattono, predica le Leggi della morale cattolica, necessaria e benefica la morale. Antonio incontra i Viziosi che reagiscono e minacciano. Predica i Riti del culto cattolico. Belli ed efficaci, i riti! Antonio incontra gli indifferenti che reagiscono e protestano. Insomma: Antonio non ebbe vita facile, come predicatore. Eppure non si arrese. Mai!

Avrebbe potuto dire con S. Paolo: “Guai a me se non evangelizzassi!”. E resto in trincea fino all’esaurimento delle forze fisiche. E noi ci possiamo dire uomini della fermezza? Possiamo ripetere : “Andrò in pezzi, ma non mi piegherò?”. Di fronte alle lusinghe, alle seduzioni, alle persecuzioni, alle minacce, resistiamo intrepidi, illuminati e sorretti dalla nostra fede di cattolici?

Sono passati ormai più di 800 anni dal tempo in cui il francescano soave e intrepido compì la sua missione di pace e di bene; eppure il suo insegnamento nulla ha perduto di attualità e di efficacia.

Più o meno, i mali che minacciano la nostra vita privata e pubblica sono gli stessi di cui soffrì la pur splendida epoca del Santo. Dunque Antonio, con l’energia apostolica con cui lottò contro la cupidigia, la violenza, la dissolutezza del suo tempo, alza, oggi, la sua voce per ammonirci sull’urgenza di detergere le macchie e raddrizzare le storture che fanno, talvolta, così cattiva e tribolata la nostra esistenza di ogni giorno.



Antonio di Padova Porziuncola Stefano Orsi Triduo

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