mercoledì, 06 luglio 2022
Un modello di santità per i tempi moderni 17 Nov 2018

Sant’Elisabetta D’Ungheria, Patrona dell’Ordine Francesco Secolare

S. Francesco e S. Chiara d’Assisi sono stati seguiti da una scia di discepoli e di discepole che si prolunga da otto secoli in tante forme e in tutte le condizioni di vita. Se vogliamo rendere ragione di tutta l’esperienza francescana, dobbiamo accostare ai santi assisani, Francesco e Chiara, l’esperienza di S. Elisabetta d’Ungheria.

Lei, donna laica, principessa, moglie e madre, cristiana tutto d’un pezzo, a pieno titolo è punto di riferimento per quegli uomini e quelle donne che, nella condizione laicale, desiderano vivere il Vangelo secondo l’ispirazione francescana. Alla fraternità francescana fanno riferimento uomini e donne che vivono radicalmente il Vangelo nella vita consacrata e nella laicità. Se manca una di queste componenti il carisma francescano risulta impoverito. Il Vangelo si fa proposta radicale per tutti, religiosi e laici, uniti in un’unica grande famiglia.

Elisabetta, contemporanea dei santi di Assisi (1207-1231), è tra le capostipiti di questa sensibilità laicale francescana. Ella è tra le donne più affascinanti di tutto il medioevo. Nata in Ungheria nel 1207, appartiene ad una famiglia reale che annoverava figure di spicco del tempo e esempi notevoli di santità. Ricordiamo fra tutti, la cugina S. Agnese di Praga, che fu in relazione epistolare con S. Chiara.

Elisabetta sposa Ludovico IV di Turingia, un principe esemplare, morto crociato in Italia nel 1227. Dalle Fonti risulta che Elisabetta visse il matrimonio da donna e da madre di tre figli pienamente realizzata e felice: ne è testimone il dolore che provò alla notizia della morte del marito.

Dalla serie di testimonianze che ci sono giunte, emerge una figura di donna e di santa viva, concreta, ricca di umanità; francescanamente povera, dedita alla preghiera, impegnata fino all’inverosimile nell’servizio della carità. Il suo ideale di santità si caratterizza per l’equilibrio fra gli obblighi cui era tenuta, come principessa, e la pratica di una vita cristiana radicale nella povertà e nella carità. Tutta la sua vita è stata improntata ad una sostanziale unità. Perciò vediamo Elisabetta superare sempre con grande spontaneità le barriere nobiliari, le etichette, le usanze di corte, per mettersi dalla parte degli umili e dei bisognosi, confondendosi con loro. E tutto questo con grande disappunto della corte! Disarmante in lei era l semplicità del suo modo di agire e di trattare il prossimo. Nel breve arco di 24 anni, Elisabetta mostra una parabola stupenda di umanità e di fede. Fino al momento in cui insieme con i figlioletti fu cacciata dal castello e ridotta in estrema povertà.

Pienamente donna nel matrimonio, nella maternità, nell’apertura agli altri. E, in tutto questo, donna cristiana, adulta e dotata dello squisito realismo della carità. Così si presenta a noi questa figura della prima generazione francescana. Con Chiara e tante altre, fu espressione dello spirito nuovo immesso dal Poverello nella Chiesa: lo spirito del Vangelo, che chiede di essere accolto e tradotto in vita concreta.

p. Stefano Orsi



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