MERCOLEDÌ della XXIV sett. del T.O. S. FRANCESCO MARIA da CAMPOROSSO, religioso I O. – MEMORIA (bianco)
mercoledì, 19 settembre 2018
nella chiesa dei frati minori a Terni 14 Giu 2018

Solenni celebrazioni in onore di S. Antonio

Alle 11.30 del 13 giugno, il Ministro provinciale p. Claudio Durighetto ha presieduto la solenne celebrazione del mattino in onore di sant’Antonio, titolare del convento e della parrocchia dei frati minori di Terni. Hanno concelebrato nel bel tempio dedicato nella città di Terni al Santo di Padova il Segretario provinciale, i frati della comunità di S. Antonio e il Maestro dei novizi di San Damiano, mentre i novizi servivano all’altare.

Nel corso della celebrazione è stato benedetto un pregevole quadro raffigurante il Dottore evangelico, proveniente da un convento soppresso e assegnato in questa circostanza dal Ministro provinciale alla comunità di Terni.

Durante l’omelia il Ministro provinciale ha fatto notare come i testi liturgici descrivano sant’Antonio come insigne predicatore e patrono dei poveri e dei sofferenti. Da una parte un uomo eminente per dottrina e instancabile annunciatore del Vangelo, che ha – per così dire – riportato sulla terra il fuoco della parola e della predicazione apostolica… dall’altra un servo di Dio sempre attento ai poveri, pronto a chinarsi sui sofferenti e a prendere le difese dei deboli, come nelle sue infuocate prediche contro l’avarizia e contro l’usura. Antonio (nato a Lisbona nel 1195 e battezzato col nome di Fernando) aveva compiuto studi molto approfonditi come canonico regolare di S. Agostino a Coimbra, forse, però, a livello prettamente intellettuale. Fu la conoscenza di un piccolo drappello di frati minori, il loro entusiasmo di fede, il loro slancio missionario, l’amore per il Signore e lo zelo per il suo regno, l’affetto che portavano al loro fondatore – un certo Francesco, che risiedeva ad Assisi – che contagiò Fernando. Quando poi nel 1220 vide riportare dal Marocco le spoglie di quegli stessi frati minori divenuti martiri del Signore Gesù, decise di unirsi alla fraternità di Francesco, di diventare frate minore, col nome di Antonio, e di andare in missione per trovarvi il martirio (poi le cose andarono diversamente, secondo la volontà di Dio). Ci fu, dunque, per lui una conversione: segno che la conversione non è solo per gli atei o gli increduli che trovano o ritrovano la fede, o per persone che hanno servito Dio nella penombra di una religione e finalmente aprono gli occhi e il cuore alla luce di verità rivelata da Cristo Signore. Segno che c’è sempre tempo per convertirsi, anche se si è battezzati, se si è già praticanti, ma anche religiosi o sacerdoti… convertirsi significa passare dal vivere per sé al vivere per il Signore, dalla ricerca di realizzare se stessi al donare la vita, alla disponibilità a perderla, dal farsi servire al servire davvero i fratelli…

L’amore per la Scrittura e l’amore per i poveri, che caratterizzano la vita di Antonio – così ha proseguito il Ministro provinciale – sono frutto dell’Amore divino che ha incendiato il suo cuore, provengono da una stessa fiamma spirituale. Così il Santo di Padova ha potuto essere Dottore della Chiesa e insieme Patriarca dei più deboli e sofferenti, perché, come lui stesso diceva: «La Carità è l’anima della fede, la rende viva. Senza l’amore la fede muore». La carità fattiva realizza, manifesta e perfeziona la fede. Questo Amore è alimentato dalla preghiera, alla quale Antonio richiamava sempre i fedeli, nei suoi sermoni: infatti l’intimità col Dio nell’orazione, nell’ascolto della parola e della catechesi e nella celebrazione dei sacramenti mantengono viva quella fiamma del divino Amore, senza la quale tutto si raffredda e inaridisce. Per questo motivo sant’Antonio viene raffigurato con una fiamma in mano, o un cuore infuocato; con il Bambino Gesù, che gli appare nella preghiera; con un giglio, segno di una vita purificata, unificata e totalmente concentrata nell’amore e nel servizio del Signore e della sua Chiesa.

Nel pomeriggio, il vescovo di Terni-Narni-Amelia, mons. Giuseppe Piemontese, ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica evidenziando come Antonio sia stato “un vero cercatore di Dio, che si è posto all’ascolto della Parola di Dio, amico e discepolo di Gesù, compagno di viaggio di tanti uomini in difficoltà e sofferenti, protettore dei poveri e della gente comune che viveva nelle difficoltà, colui che ha meravigliosamente vissuto la sintesi tra la scienza e la fede, tra la ricerca di Dio e la devozione come san Francesco voleva e come lui è diventato modello per i cristiani. Doni che ha distribuito a piene mani specie tra coloro che erano più bisognosi i aiuti spirituali e materiali. Un santo che è maestro e guida che ha iniziato la sua vita spirituale rispondendo alla vocazione tra i canonici agostiniani per mettersi al servizio del Signore, di dedicarsi al Signore nello studio della parola di Dio, nella contemplazione e preghiera, nelle opere. Difensore dei poveri, degli oppressi, degli emarginati ha potuto manifestare nei tanti segni di consolazione la misericordia del Signore”.

Dopo la messa solenne del pomeriggio si è svolta la processione con la statua del Santo per le vie del quartiere. I festeggiamenti continuano nella gioia.



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