Seconda Riflessione sulla Pasqua - fra Fabio Nardelli 15 Apr 2020

“Sono risorto e sono sempre con te”

Cristo è risorto veramente, alleluia. In questo unico “giorno fatto dal Signore”, la Chiesa celebra che la Vita ha vinto, che Cristo ha vinto il peccato, le tenebre, la morte! «La risurrezione di Gesù è il luogo di nascita di un’umanità nuova e risorta» [1]. Davvero, come afferma san Leone Magno, la vita del credente porti in sé il mistero pasquale: mistero di passione-morte e di vita nuova nello Spirito. La riflessione teologica afferma che nella risurrezione di Cristo, Dio ha definitivamente rivelato se stesso e definito il suo essere-Dio, amante della vita (cfr. Sap 11,26); allo stesso tempo rivela definitivamente chi è Gesù-Signore, colui che “non è morto”, ma “vive” ed è perennemente presente in mezzo ai suoi [2].

L’evangelista Giovanni, attraverso i verbi “vedere” e”credere”, intende condurre ogni discepolo alla visione del Cristo crocifisso e risorto. Il Risorto presenta ai discepoli le mani e il costato come una sorta di atto di rivelazione della realtà di Crocifisso glorificato, per cui essi – per mezzo dello Spirito – penetrano nella fede il suo mistero. I discepoli, perciò, passano dalla paura alla gioia: un passaggio che testimonia una nuova creazione, una nuova vita nella fede del Risorto [3]. La Pasqua, per noi cristiani, è compimento della storia della salvezza, mediante la redenzione che Cristo ha operato; e allo stesso tempo è rinnovamento del mondo. In questo tempo, l’annuncio della risurrezione risuona con forza per donarci il coraggio e la grazia di orientare nuovamente lo sguardo al Signore della vita. Un bellissimo testo della liturgia, che risale circa al VII secolo, recita così: «Tutto il mondo veda e riconosca che ciò che è distrutto si ricostruisce, ciò che è invecchiato si rinnova, e tutto ritorna alla sua integrità, per mezzo di Cristo che è il principio di tutte le cose» (Sacramentario Gelasiano).

La fede pasquale è esperienza di conversione e di missione. I discepoli, raggiunti e sorpresi dalle apparizioni del Risorto, sono invitati a una forte conversione riguardo l’identità di Gesù: egli non è solo il “profeta” che ha affermato di essere il Figlio di Dio, bensì è il Signore, l’Agnello immolato che rimane con noi fino alla fine del mondo (cfr. Mt 28, 20). Allo stesso tempo un’ulteriore conversione riguarda il volto della Chiesa: la comunità dei discepoli, infatti, deve diventare la Chiesa-comunione che mette il Risorto al centro e lo annuncia ai fratelli. La fede pasquale è anche esperienza di missione: fedeli al mandato di Cristo, ogni discepolo è chiamato ad accogliere e a portare l’annuncio del Signore risorto. La comunione e la missione della Chiesa sono due nomi di uno stesso incontro. La risurrezione di Cristo, fratelli e sorelle, invita ciascuno di noi a vivere la fede pasquale e a testimoniarla ai fratelli nella vita di ogni giorno.

Papa Francesco, nella sua bellissima esortazione Evangelii gaudium, parlando della trasformazione missionaria della Chiesa afferma: «Fedele al modello del Maestro, è vitale che oggi la Chiesa esca ad annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio […]. La gioia del Vangelo è per tutto il popolo, non può escludere nessuno» [4]. Cristo è risorto, fratelli e sorelle, e rimane in mezzo a noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (cfr. Mt 28,20).

 

[1] Giovanni Paolo II, Omelia presso la Chiesa del S. Sepolcro a Gerusalemme, domenica 26 marzo 2000, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II. XXIII, 2, LEV, Roma 2001.

[2] Cfr. M. Serenthà, Gesù Cristo ieri, oggi e sempre. Saggio di cristologia, LDC, Torino 1982, 329-330.

[3] Cfr. M. Bordoni, Gesù di Nazaret. Signore e Cristo. Saggio di cristologia sistematica, vol. 2: Gesù al fondamento della cristologia, Herder, Roma 1982, 589-590.

[4] Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, domenica 24 novembre 2013, n.23.



Fabio Nardelli Gesù Cristo Pasqua Porziuncola Risurrezione San Damiano

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