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Presieduto alla Porziuncola da fr. Antonio Maria Tofanelli OFMCap 31 Lug 2013

Triduo di preparazione alla Solennità del Perdono di Assisi

Gratitudine! Questa l’intonazione che fr. Antonio Maria Tofanelli OFMCap ha dato alla prima delle sue riflessioni, offerte nelle serate tra il 29 e il 31 Luglio nel Triduo di preparazione alla Solennità del Perdono d’Assisi. Le pregnanti ed incisive parole di fr. Antonio Maria si sono inserite nella celebrazione della Compieta, la preghiera liturgica che la Chiesa innalza al termine del giorno, prima del riposo notturno. Il cantico evangelico di Simeone (il Nunc dimittis) è stato preceduto ogni sera da un breve brano musicale: l’Ave Maria di C. Saint- Saëns, un Adagio di G. Tartini e l’aria Bist du bei mir attribuita a J.S. Bach, interpretati da fr. A. Brustenghi (voce/organo), fr. M. Savioli (violino) e p. M. Verde e fr. R. Vaccaro (organo). La connotazione mariana della Basilica e della Solennità è stata sottolineata nei canti di inizio e di conclusione.

Gratitudine, dunque, l’atteggiamento da cui ha preso l’abbrivio fr. Antonio Maria; gratitudine anzi tutto per il Triduo, per questo tempo di preparazione, che la Chiesa offre ai fedeli in vista di un evento importante, in analogia ai tempi liturgici dell’Avvento e della Quaresima, che ci preparano alla celebrazione dei misteri dell’Incarnazione e della Pasqua del Signore. Gratitudine per un’opportunità che la Chiesa offre, affinchè non vada sprecata la grazia, la bellezza di un dono grande.

Perché dunque prepararsi alla festa del Perdono d’Assisi? Anzi tutto per ricordare che il perdono di Dio non è un fatto “scontato”: dopo la caduta di Adamo ed Eva il peccato originale ed i peccati personali impedivano all’uomo il raggiungimento del suo fine ultimo, il compimento della sua vita nella beatitudine eterna con Dio. E’ stato Gesù Cristo, con la sua Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione a riconciliarci con Dio, introducendoci nella comunione di vita ed amore della Santissima Trinità; ed è quindi evidente la stretta connessione tra la festa del Perdono ed il mistero pasquale.

Fr. Antonio Maria ha poi proposto l’immagine del perdono come respiro: se il respiro si articola in due movimenti diversi e complementari, in cui l’aria viene dapprima inspirata e quindi espirata, così il perdono ricevuto da Dio intrinsecamente tende a diventare perdono offerto ai fratelli. Tutti conosciamo la difficoltà di perdonare, e insieme l’esigente insegnamento di Gesù sul perdono. Eppure è proprio nel perdonare i fratelli che noi possiamo sperimentare in noi gli stessi sentimenti di Dio, anzi l’atteggiamento più caratteristico di Dio, perché proprio nella misericordia verso il peccatore si manifesta in modo supremo l’amore di Dio. Può insorgere il dubbio: è possibile all’uomo amare come Dio, fino a perdonare i nemici? Una falsa, ingannevole umiltà potrebbe suggerire una risposta negativa, che (forse senza volerlo) sminuisce l’opera salvifica di Dio nella nostra vita, e dichiara impraticabile il suo comandamento. Con certezza e coraggio di fede possiamo invece rispondere che in forza della Sua grazia è possibile amare come Dio ama, fino al perdono. E’ questo l’insegnamento che Cristo ci dà nel capitolo 15 del Vangelo di Giovanni: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”. Tale amore non deriva da un pur lodevole sforzo della nostra volontà, ma dall’inabitazione di Cristo in noi, secondo le parole di Paolo ai Galati: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2, 20), e secondo la promessa di Cristo stesso: ” «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23). E’ questa l’esperienza dei Santi: dall’”Eccomi” di Maria, che rende possibile l’inconcepibile, l’Incarnazione del Verbo di Dio, alla misericordia che Francesco ha usato nei confronti dei lebbrosi, secondo quanto racconta egli stesso nelle prime righe del suo Testamento: “Il Signore dette a me, frate Francesco, d'incominciare a fare penitenza cosi: quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d'animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo” (FF 110): Francesco riconosce che per grazia egli è stato condotto tra i lebbrosi, e ha potuto usare misericordia, come il buon samaritano della parabola di Gesù. Diventa allora cruciale accogliere e alimentare la presenza di Cristo, la vita divina in noi; anzi tutto attraverso la partecipazione all’Eucaristia, in cui Cristo stesso afferma: “Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio copro, offerto in sacrificio per voi!”; e poi attraverso un vita di preghiera.

Nella seconda sera, fr. Antonio Maria ha commentato la vicenda di Abramo e di Lot (Gn 13, 8-18). Abramo e Lot, fratelli, sono entrambi proprietari di bestiame; Abramo teme che possa insorgere qualche discordia tra loro per l’uso del pascolo, e invita Lot a separarsi, lasciandogli la scelta di quale territorio abitare; Lot accetta la separazione e sceglie la valle del Giordano, allora lussurreggiante (prima della distruzione di Sodoma e Gomorra). Fr. Antonio Maria ha sottolineato anzi tutto le parole di Abramo: ”Non vi sia discordia tra me e te […] perché noi siamo fratelli”. In queste parole emerge la volontà di Abramo di evitare, di prevenire un conflitto; è questo un atteggiamento di sapiente prudenza, nella consapevolezza di quanto è difficile sanare un dissidio, di quanto è arduo chiedere ed accordare il perdono. Ma è anche un atteggiamento di fede: pur di salvare la relazione col fratello, Abramo rinuncia ai suoi diritti sulla terra. Fede è anche rinunciare ai propri diritti, alle proprie legittime ragioni, per riconciliarsi col fratello; fede è anche preoccuparsi di mettere il fratello nella condizione di chiedere e accogliere il perdono, senza inasprirlo e umiliarlo. Fede è dunque, come Abramo, riporre la propria fiducia non in una “valle fiorita”, ma in Dio, che è capace di far fiorire qualsiasi valle. E in effetti, Lot sarà dopo breve tempo costretto a lasciare Sodoma per sfuggire al castigo di Dio sulla città, mentre il popolo discendente da Abramo si insedierà nella terra di Canaan trovandovi prosperità.

Un episodio della vita di Francesco, narrato nella Vita prima di Tommaso da Celano (FF 398) esemplifica ulteriormente la fecondità di un atteggiamento di fede che cerca sempre di custodire la concordia nelle relazioni. Dinanzi alle parole di rivendicazione e ai gesti di sprezzo di un contadino del luogo, Francesco e i suoi primi compagni lasciano il tugurio di Rivotorto, dove avevano trovato riparo per qualche tempo, per trasferirsi alla Porziuncola, che aveva in precedenza restaurato; e questo luogo diventerà il cuore della vita del nascente Ordine, a tal punto caro a Francesco, che egli sceglierà di morirvi; e proprio per la Porziuncola otterrà da Onorio III il privilegio dell’Indulgenza, facendone nei secoli luogo di grazia e di riconciliazione. La scelta di Francesco non si comprende fuori di un atteggiamento di fede, inequivocabilmente evangelico, nutrito dei modelli offerti dalla Sacra Scrittura offre, e dunque alimentato attraverso la meditazione costante, prolungata, attenta, orante della pagina biblica. Così possono formarsi anche in noi i medesimi atteggiamenti, attraverso un rapporto vivo colla Parola di Dio e una familiarità colla testimonianza dei Santi.

Nella terza ed ultima sera, fr. Antonio Maria ha commentato l’apparizione di Gesù Risorto sul Lago di Tiberiade narrata nell’ultimo capitolo del Vangelo di Giovanni (Gv 21, 1-19). Come Abramo, gli Apostoli sperimentano la fecondità della fede obbedendo alla parola del Risorto che li invita dopo una notte di pesca infruttuosa a gettare nuovamente le reti; i 153 grossi pesci, le reti stracariche esprimono la sovrabbondanza che l’azione di Dio introduce nella stria degli uomini. Ma è sul successivo dialogo tra Gesù e Pietro che si è concentrata la nostra attenzione. Dopo il triplice rinnegamento, Pietro è già stato raggiunto dallo sguardo misericordioso di Gesù; ora ha la possibilità di esprimergli il suo pentimento faccia a faccia. Dapprima colma di slancio, a nuoto, quel centinaio di metri tra la barca e la riva, simbolo della distanza che il suo peccato ha creato tra lui e Gesù; quindi, dinanzi al fuoco che Gesù stesso ha preparato (memoria di quel fuoco al quale si era scaldato prima del rinnegamento), Pietro Gli esprime il suo amore con triplice professione; infine, accoglie le parole di Gesù sul suo incarico di pastore e sul suo destino, fino al rinnovato invito: ”Seguimi!”.

Il mandato apostolico è costitutivo della Chiesa, e senza la testimonianza apostolica nulla sapremmo di Gesù, del suo insegnamento e della sua Risurrezione. Impensabile, dunque, accogliere Cristo rifiutando la Chiesa, che Lui stesso ha istituito e nella quale è presente, soprattutto attraverso l’annuncio della Sua Parola e la celebrazione dei Suoi Sacramenti da parte dei Suoi ministri; la Chiesa che è custode della Sua Presenza reale e sostanziale nell’Eucaristia. Ma discernere la presenza di Cristo nella Chiesa richiede una lucidità spirituale, che è attributo di una coscienza retta, limpida, e frutto di una vita di grazia, che va custodita con il sacramento della Riconciliazione, perché il peccato ottunde la coscienza.

La determinazione richiesta nella lotta contro il peccato è magnificamente illustrata dal gesto ascetico di Francesco, che per vincere la tentazione si getta in un roveto, che miracolosamente si trasforma in un roseto senza spine. Il dono dell’Indulgenza che poco dopo Francesco richiede a Cristo apparsogli in Porziuncola manifesta le qualità di un cuore plasmato dalla grazia di Dio: Francesco è decentrato (non chiede un dono per se stesso) ed è davvero vir catholicus (chiede un dono per tutti gli uomini) et totus apostolicus (è preoccupato della salvezza delle anime). Infine, la richiesta di ratificare l’Indulgenza della Porziuncola, che egli formula al Sommo Pontefice Onorio III, esprime il profondo senso ecclesiale di Francesco. Il confronto con questi episodi della sua vita ci interpella sulla qualità della nostra sequela: quanta fermezza abbiamo nella lotta contro le tentazioni? quali desideri portiamo nel cuore? che orientamento danno alle nostre scelte, alla nostra vita? qual è il nostro rapporto colla Chiesa? viviamo un’appartenenza convinta? un’obbedienza filiale ai Pastori? ascoltiamo con docilità le indicazioni del Magistero?

Sotto i nostri occhi sono i frutti degli atteggiamenti e delle scelte che Francesco ha tratto dal Vangelo: una fecondità smisurata! Otto secoli di storia che vedono milioni di fedeli accorrere alla Porziuncola per attingere il perdono di Dio! Ringraziamo il Signore per la Sua misericordia e per l’opportunità di esserne testimoni in questi luoghi benedetti.



Antonio Maria Tofanelli Perdono di Assisi Triduo

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