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giovedì, 06 maggio 2021
Denuncia di Papa Francesco: il pericolo dello gnosticismo 25 Ott 2019

Un sottile nemico della santità-1/2

Pubblichiamo la prima parte di un articolo di p. Graziano Maria Malgeri sullo gnosticismo.

Dal Magistero di papa Francesco, che sta via via configurandosi come un poliedro della gioia, è di recente scaturita questa esortazione apostolica sulla santità, “vocazione universale” già additata dal Concilio Vaticano II (cf. LG V), rilanciata da san Giovanni Paolo II quale «misura alta della vita cristiana ordinaria » (NMI 31), e ora affrescata in cinque pannelli che non hanno la pretesa di configurarsi come «un trattato sulla santità, con tante definizioni e distinzioni che potrebbero arricchire questo importante tema, o con analisi che si potrebbero fare circa i mezzi di santificazione» (GE 2), ma auspicano di far risuonare ancora una volta la chiamata alla santità, alimentando il desiderio di collaborare a rendere la vita di ogni cristiano un capolavoro, «ognuno per la sua via» (LG 11)!

La chiamata alla santità

Partendo dal presupposto che «lo Spirito Santo riversa santità dappertutto nel santo popolo fedele di Dio» (GE 6), papa Francesco vuole vedere soprattutto il riflesso della santità «nel popolo di Dio paziente»: «nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere» (GE 7). Si tratta dei santi “della porta accanto”, chiamati a riflettere “qualcosa di Gesù Cristo” che emerge contemplando “l’insieme della loro vita” e non ogni singolo segmento, visto che non in tutto ciò che fanno, i santi sono fedeli al Vangelo (cf. GE 22).  

Due sottili nemici

La santità è, tuttavia, soggetta a due storture che il Papa definisce «falsificazioni della santità»: lo gnosticismo e il pelagianesimo. Sono due eresie sorte nei primi secoli cristiani, ma che continuano ad avere un’allarmante attualità e di fronte alle quali ciascuno è chiamato «a domandarsi e a discernere davanti a Dio in che modo si possano rendere manifeste nella sua vita» (GE 62). Il pronunciamento papale fa eco alla Placuit Deo, lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica su alcuni aspetti della salvezza cristiana (22 febbraio 2018) in merito ai quali lo gnosticismo e il pelagianesimo, in chiave contemporanea, costituiscono delle derive perniciose. Iniziamo a offrire qualche pennellata relativamente allo gnosticismo quale fenomeno religioso in sé, in modo da avere una base sufficiente (non certo esaustiva) per cogliere i nodi principali della mentalità denunciata dal Papa. 

Lo gnosticismo antico

Con questo termine, più che riferirsi a un movimento religioso o una scuola ben definiti, si è soliti indicare una corrente di pensiero filosofico-religioso, ramificatosi in diverse sette, molto diverse tra loro sul piano dell’organizzazione, del culto e della dottrina. Fino alla metà del XX sec., la documentazione su tale fenomeno, nato probabilmente nel I sec. d. C. e fiorito durante il II sec., era fornita essenzialmente dagli eresiologi cristiani, ma dal 1946 disponiamo anche dei preziosi testi copti della Biblioteca di Nag Hammadi (Egitto), vicino a Luxor, sebbene abbiano anch’essi dei limiti (traduzioni dal greco al copto malfatte, datazione bassa di quasi tutti gli scritti (III e IV sec.), assoluta carenza di carattere storico, etc.). Si discute se lo gnosticismo sia sorto direttamente in ambito cristiano oppure se abbia avuto origine in ambito pagano e, da lì, si sia insinuato tra i cristiani.

In PAROLA DEI PADRI, a cura di Graziano Maria Malgeri
dal n. 2/2019 della Rivista Porziuncola

 



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