VENERDÌ della I sett. di Avvento S. NICOLA, vescovo – MEMORIA (bianco)
venerdì, 06 dicembre 2019
Denuncia di Papa Francesco: il pericolo dello gnosticismo 01 Nov 2019

Un sottile nemico della santità-2/2

Certamente presenta delle linee di pensiero comuni a tutti i sistemi e, per facilitarne la comprensione, provo a schematizzarle di seguito:  

– Sussiste una distinzione antitetica tra il Dio sommo e buono del Nuovo Testamento e il Dio creatore dell’Antico Testamento. Con quest’ultimo viene identificato il Demiurgo che sarebbe, per l’esattezza, il Padre e il Creatore (cioè l’ordinatore) del mondo visibile e materiale.  

– Ne deriva una concezione dualistica per cui la “materia” è la fonte di ogni male, mentre lo “spirito” è l’origine divina di tutto ciò che è bene.  

– È postulata una concezione antropologica deterministica/ elitaria: gli uomini sono suddivisi in spirituali, razionali e ilici (dal gr. ὐλή, terra, quindi terrestri). Non si può passare da una categoria ad un’altra (determinismo) e solo la prima è destinata alla salvezza (élite).  

– Gli uomini, creati dal Demiurgo, sarebbero tutti psichici (capaci di dominare le passioni e i bassi istinti, ma non ne sono completamente liberi; sono dotati di libero arbitrio: possono scegliere tra il bene e il male e quindi hanno la possibilità sia di estinguersi come gli ilici sia di salvarsi) o ilici (nascono, si riproducono e muoiono, vivendo come gli animali, vittime delle passioni; dopo la morte, non ne resta traccia alcuna) se alcuni non ricevessero, alla nascita, una particella o soffio divino: si tratta degli spirituali.  

– Solo gli spirituali o gnostici, categoria privilegiata, ospitano, dunque, nel loro involucro corporeo, in stato di degradazione e incoscienza, un seme di origine divina (Saturnino, primo gnostico antiocheno attestato, parla di “scintilla” divina, “caduta” nell’uomo a seguito di una frattura avvenuta nel mondo divino), destinato via via a prendere coscienza di sé e a liberarsi dalla prigionia del corpo, per essere reintegrato definitivamente nella perfezione del mondo divino da cui aveva tratto origine (πλήρωμα).  

– Quanto alla cristologia, gli gnostici affermano senza dubbio la duplice natura del Figlio di Dio, ma credendo che il Demiurgo fosse il Padre del Gesù umano, psichico. Al momento del Battesimo scese su di Lui il Cristo pneumatico e vi rimase fino al momento della passione quando, invece, se ne allontanò. La vera missione di Cristo fu quella di insegnare la γνῶσις, ossia la conoscenza vera e salvifica di cui, però, hanno fatto tesoro solo i discepoli (spirituali), visto che per gli altri Gesù si è trovato costretto in qualche modo a parlare in parabole.

– L’avversione che gli gnostici nutrivano per tutto ciò che è corporeo li spinse a negare la realtà dell’incarnazione di Cristo (docetismo): contro questa eresia tuonerà Ireneo di Lione (scagliatosi soprattutto contro il sistema valentiniano). Per il vescovo lugdunense del II sec. il Vangelo non predica la salvezza dalla carne ma della carne, poiché l’unico Dio fin dal principio s’è preso cura di tutto l’uomo (anche della carne, definita dalla Tradizione capax Dei) e di tutti gli uomini (non soltanto degli spirituali). Ne consegue che: «la fede è una sola, perché passa sempre per il punto concreto dell’Incarnazione, senza superare mai la carne e la storia di Cristo, dal momento che Dio si è voluto rivelare pienamente in essa» (LF 47).

– Una siffatta concezione postulava anche la negazione della risurrezione della carne che, in realtà, si ridurrebbe a una presa di coscienza (γνῶσις), con la quale l’io dello gnostico riconosce di essere consustanziale al mondo divino superiore, trovando così la spiegazione per il sentimento di alienazione nutrito nei confronti del mondo circostante, dominato dal male e dalla disuguaglianza. 

Lo gnosticismo oggi

A questo punto ci potremmo chiedere che cosa coglie il Papa di questo movimento religioso come attuale insidia soggettivistica alla santità. Innanzitutto rileva che gli “gnostici” di oggi, non i razionalisti nemici della fede cristiana, ma membri della Chiesa, tanto laici quanto docenti di filosofia o teologia, «concepiscono una mente senza incarnazione, incapace di toccare la carne sofferente di Cristo negli altri, ingessata in un’enciclopedia di astrazioni» (GE 37). Questa mentalità gnostica a volte si traveste da “spiritualità disincarnata” (GE 40): va da sé che dell’eresia antica si recupera la “concezione negativa del mondo materiale”, proponendo una sorta di docetismo redivivo. In secondo luogo, il Santo Padre vede nello gnosticismo un’ideologia mirante ad esaltare «indebitamente la conoscenza (γνῶσις) o una determinata esperienza, considerando che la propria visione della realtà sia la perfezione» (GE 40) e favorendo un certo “elitarismo” che taglia fuori necessariamente i meno “perfetti”. Infine, conseguenza di questa “superbia teologica” è un altro duplice inganno proprio dello gnosticismo: anzitutto la pretesa di «determinare in quale circostanza storica trovare (Dio), dal momento che non dipendono da noi il tempo e il luogo e la modalità dell’incontro (con Lui)» (GE 41). Specularmente, il Papa ricorda che non si può, a partire da presunte certezze, «pretendere di definire dove Dio non si trova, perché Egli è misteriosamente presente nella vita di ogni persona, nella vita di ciascuno così come Egli desidera» (GE 42). E aggiunge che dobbiamo cercare il Signore in ogni vita umana perché «anche qualora l’esistenza di qualcuno sia stata un disastro, anche quando lo vediamo distrutto dai vizi o dalle dipendenze, Dio è presente nella sua vita» (GE 42). Quindi, potremmo concludere che, anche gli “ilici” si salvano, dal momento che la storia della salvezza include la creazione, visto che il mondo è bello e degno dell’unico Dio Creatore, ma anche perché chi deve essere salvato è l’uomo plasmato dal fango della terra (cf. πλάσις di Gen 2,7), creato a Sua immagine e somiglianza e da Lui destinato all’incorruttibilità. È ancora il pensiero del grande Ireneo di Lione a imporsi quando, a ragione, afferma in una delle sue espressioni di antropologia teologica più celebri: «la gloria di Dio è l’uomo (tutto l’uomo, ndr) vivente» (“gloria Dei vivens homo”; haer. V,20,7).  

In PAROLA DEI PADRI, a cura di Graziano Maria Malgeri
dal n. 2/2019 della Rivista Porziuncola



Gaudete et Exsultate Gnosticismo Graziano Malgeri Papa Francesco

Articoli correlati

15 Nov 2019

La speranza dei poveri non sarà mai delusa

Messaggio del Santo Padre Francesco per la III Giornata Mondiale dei Poveri
11 Nov 2019

Sorella economia

Da Francesco d’Assisi a Papa Francesco: un’altra economia è possibile?
26 Ott 2019

In Amazzonia già si vive la Laudato sii

Intervista a p.Buffon, invitato come esperto al Sinodo sulla regione panamazzonica
25 Ott 2019

Un sottile nemico della santità-1/2

Denuncia di Papa Francesco: il pericolo dello gnosticismo
12 Set 2019

Economy of Francesco sbarca sui Social network

2000 iscritti al sito e 500 richieste di partecipazione da oltre 45 paesi
15 Lug 2019

Proselitismo no, ma missione sì!

L’essenza della missione nelle parole di San Francesco e di Papa Francesco
06 Dic 2019

La Vergine Maria è lì nel luogo di ogni nostro bisogno

I serata  -  II serata  -  III serata  -  IV serata  -  V serata  -  VI serata