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Ultima serata del Settenario di Natale 24 Dic 2020

Vieni presto, o Signore, e non tardare!

Nell’ultima serata del Settenario in preparazione al Natale (I - II - III - IV V - VI serata), la liturgia dei Vespri propone la seguente antifona:

O Emmanuele, nostro re e legislatore,
speranza e salvezza dei popoli:
vieni a salvarci, o Signore nostro Dio.

P.Emanuele Passeri OFM ha introdotto la sua riflessione sottolineando come nella mangiatoia a cui siamo giunti siano presenti la Sapienza, il Signore, il Germoglio di Iesse, la Chiave di Davide, l’Astro che sorge, il Re delle genti, ed infine l’Emmanuele. Tutti questi titoli, come pennellate, dipingono il volto del Bambino di Betlemme che domani sera, in tutta la sua fragilità, verrà consegnato ancora una volta nelle nostre mani.

Tre sono gli aspetti su cui si è soffermato p. Emanuele: il Nome, il modo di essere Re e Legislatore e infine la speranza e salvezza portata nel mondo. Nella tradizione ebraica il nome dice la realtà più profonda di quella persona, la sua identità e missione. Nel nome è contenuto il segreto unico e irripetibile di quella esistenza che chiede di venire alla luce, di essere dispiegato lungo l’itinerario di una vita. Nel nome “Emmanuele” è contenuto il segreto di Dio, che può essere sconvolgente, ed è quello di “Dio con noi”. Il regalo più prezioso e più bello che il Padre poteva fare a noi suoi figli: ci ha donato in Gesù un compagno e un amico fedele lungo il cammino esigente che la vita ci pone dinanzi.

L’”Emmanuele” è nostro Re e Legislatore non come certi potenti della terra, che schiacciano e opprimono gli uomini per averli ai propri piedi. Egli viene come “Servo del Signore” e ci dona il suo Spirito per permettere alla Legge, prima scritta su fredde tavole di pietra, di essere scolpita nei nostri cuori perché possiamo amarci gli uni gli altri, così come Lui ha amato noi (cf Gv 13,34 ss). Nell’accoglienza o nel rifiuto di quel bambino in fasce ci giochiamo il compimento di tutta la nostra esistenza, la possibilità di portare frutto per la vita eterna. Frutti buoni che con le nostre opere, come alberi piantati con le radici in cielo e i rami sulla terra, possiamo far assaggiare alle persone che vivono vicino a noi.

L”Emmanuele” è anche la speranza e salvezza di tutte le genti. Con la nascita di Gesù, Dio viene ad incontrare l’uomo nella paura più grande che ha, quella della morte e si fa suo cibo. Il “Dio con noi” è la nostra speranza perché anche nel luogo più lontano in cui possiamo cacciarci, come il peccato e la morte, Lui sarà sempre vicino a noi, pronto a dirci “Non temere, perché io sono te” (Is 43,5).

Tutti noi, allora, invochiamo insieme: ”Vieni presto, o Signore, e non tardare!”



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