MARTEDÌ della II sett. del T.O. Feria (verde)
martedì, 19 gennaio 2021
Come lievito nascosto nella pasta, i cristiani nei paesi islamici 08 Nov 2016

Oranti tra altri oranti

In ESPERIENZE,
di Andrea Raponi
dal n. 4/2015 della Rivista Porziuncola

Come lievito nascosto nella pasta,
i cristiani nei paesi islamici
sono chiamati a rimanere accanto

In uno dei primi incontri avuti durante i sei mesi in Marocco, mi colpì particolarmente un frate che parlava della missione tra i musulmani usando l’icona della visitazione. Due religioni e due culture che si incontrano, come Maria ed Elisabetta, diverse, ma con qualcosa da condividere. Maria arriva da sua cugina carica di Spirito Santo, con Gesù in grembo, eppure ha bisogno dell’altro, di Elisabetta, per proclamare il Magnificat, la lode a Dio. Le due donne rimangono le stesse, Maria ed Elisabetta, ma notevolmente arricchite e consapevoli di ciò che custodiscono.

Così anche io dinanzi all’Islam ho capito che era necessario cambiare del tutto lo sguardo: non cercare di collocarlo in chissà quale teologia, ma partire dal dato di fatto che c’è … E che la cosa più importante era scoprire come lo Spirito mi toccava tramite loro.

Ed ora, a più di un anno da questa esperienza di missione in Marocco, mi rendo conto di come la Chiesa, oggi, sia in strada, per andare verso l’altro, chiunque sia … custode anche lui di un mistero.

Certo, guardare oggi il telegiornale che ci parla delle guerre in Iraq, Palestina, Siria, di Boko haram, dell’Isis … non vediamo altro che violenza nel mondo musulmano ... ma non è questo l’Islam che ho conosciuto.

Come frati vivevamo inseriti tra la gente del luogo, ci si prendeva cura della comunità cristiana, piccola e sparsa in un grande territorio, davamo lezioni di lingue insieme ad amici volontari, ovviamente tutti musulmani: c’era il servizio all’ospedale e si aiutavano le persone povere della città. In fin dei conti si viveva a stretto contatto con la gente, condividendo le feste, la vita quotidiana, lasciando al tempo di far crescere il rispetto reciproco, la stima e l’amicizia.

Ora, pensando ai ricordi più significativi della missione, la mente va subito alla preghiera: ogni attimo passato davanti al tabernacolo acquistava un valore immenso. Invocare Gesù figlio di Dio mentre fuori la gente prega Allah, stabiliva una comunione incredibile, strana ma tangibile. Ci si sentiva fratelli! In quei momenti, quando noi pregavamo e fuori il muezzim cantava l’appello alla preghiera, pareva che le barriere si abbassassero: tutti dinanzi a Dio, a lodarlo, a ringraziarlo, a supplicarlo … e loro, i musulmani, apprezzavano tanto il nostro tempo dedicato alla preghiera. Eravamo “oranti tra altri oranti”, come amava definire la loro presenza di monaci tra gli algerini Christian de Chergé, priore del monastero trappista di Tibhirine ucciso assieme ai suoi confratelli nel 1996.

Ed io restavo stupito nel vedere come la parola di Dio (detta all’altro apertamente) aveva davvero poco spazio, ma la vita dei frati non taceva mai: essa diventava lo strumento più prezioso per parlare di Cristo. Dare la possibilità a Dio di incarnarsi, per mezzo nostro, in questa terra musulmana cambia la storia di ogni giorno.

Ed era meraviglioso scoprire che attraverso l’altro conoscevo di più me stesso, senza distruggere la fede di chi mi stava dinanzi né eliminando la mia, ma lasciando lavorare lo Spirito. È il gioco della diversità, di cui parla tanto Christian de Chergé, con il quale “Dio si diverte per creare l’unità”.

Così mi son trovato a fare un grande sforzo per accogliere il musulmano, non solo come uomo ma anche come credente. Ed è proprio là che è iniziata la missione, con l’accettare quello che mi proponeva Dio e nel lasciare il mio immaginario di missione.

Concludo con ciò che diceva don Andrea Santoro, sacerdote italiano martire in Turchia, in una delle sue ultime lettere, spiegando cosa significa per un cristiano vivere in terra d’Islam: “qui siamo ancora più piccoli del più piccolo dei semi, ma l’importante è stare dentro la terra, con amore, con rispetto, sciogliendosi e diventando un tutt’uno con essa nel silenzio, disposti a morire e a fiorire quando Dio vuole, sentendo che quella terra è stata amata, lavorata da Dio, visitata e vangata in mille modi.”



Andrea Raponi Cristiani Islam Marocco Musulmani Rivista Porziuncola

Articoli correlati

12 Nov 2020

Laudato si’ mi’ Signore, per sora luna e le stelle

Intervista a fr. Andrea Frigo
27 Ott 2020

Costruiamo una sola umanità!

XIX Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico
12 Ott 2020

Chi ci salverà dal virus?

Guardare la pandemia con occhi profetici
05 Ago 2020

6° Master di Pastorale Vocazionale alla Porziuncola

Dal primo annuncio al discernimento vocazionale
27 Apr 2020

Con lo sguardo di San Francesco

Seconda parte della riflessione di p. Gianluca Zuccaro
03 Mar 2020

Il sogno di Dio per il mondo

Riflessione di p. Gianluca Zuccaro
18 Gen 2021

Sposarsi in chiesa è ancora una scelta di fede?

Il matrimonio, nel corso dei secoli e in maniera differente secondo le culture, ha sempre avuto una rilevanza pubblica. Anche i cristiani si sono inseriti all’interno delle diverse tradizioni che davano stabilità e riconoscimento sociale al matrimonio. Tuttavia, essi si contraddistinguevano attribuendo un valore sacramentale al loro sposarsi.