SS. TRINITÀ SOLENNITÀ (bianco)
domenica, 27 maggio 2018
San Damiano, 31 agosto 2014 31 Ago 2014

Professioni di tre Novizi dei Frati minori

Questa mattina la nostra fraternità provinciale ha accolto tre nuovi fratelli che, terminato l'anno della prova, hanno deciso di professare la Regola e la vita dei Frati minori nella Provincia Serafica di San Francesco d'Assisi.

Ad accogliere i voti di castità, obbedienza e povertà di fr Antonio Lo Presti, fr Emanuele Passeri e fr Samuele Pelizzari, lo stesso Ministro provinciale, p. Claudio Durighetto, che ha presieduto la celebrazione eucaristica tenutasi questa mattina sul piazzale antistante la chiesetta di San Damiano.

Il Ministro, oltre a ricordare la preziosità del luogo per tutta la Famiglia francescana a causa dei legami con la vita, la conversione e la vocazione di San Francesco e Santa Chiara, scrutando le letture che la liturgia ci proponeva in questa XXII domenica del Tempo ordinario, ha cercato e proposto il senso dell'intenso momento che insieme abbiamo vissuto nell'offerta che questi fratelli hanno fatto di se.

Donazione che certamente dovrà continuare, perfezionandosi e purificandosi grazie anche al sostegno della nostra preghiera perché il Signore dia al mondo sempre nuove vocazioni religiose e sostenga in fedeltà quelle che hanno cominciato a fiorire.

Al termine della celebrazione il Ministro ha voluto ringraziare le famiglie di origine per la partecipazione al dono dei loro figli, ma anche chi ne ha curato la formazione ultima ed in particolare il Guardiano uscente, fr Eugenio Landrini, per il lavoro svolto nel Santuario di San Damiano in questo ultimo triennio: occasione naturalmente propizia per presentare ufficialmente il nuovo padre Guardiano, fr Rosario Gugliotta, e per augurare un buon servizio a lui e agli altri frati che si uniscono alla fraternità di San Damiano.

 

OMELIA DI P. CLAUDIO DURIGHETTO, MINISTRO PROVINCIALE

Professioni dei Novizi
– Santuario di San Damiano – Assisi –

31 agosto 2014 – XXII Domenica del T. O.

Celebriamo l’Eucaristia nel giorno del Signore, nello splendido Santuario di San Damiano, luogo della memoria dell’incontro di san Francesco con il Crocifisso, al quale si rivolgeva pregando: «Altissimo, glorioso Dio, illumina le tenebre de lo core mio…». Qui il Signore Gesù ha toccato il cuore del giovane Francesco, chiamandolo per nome, mostrando di conoscerlo e attirandolo a sé, per affidargli qualcosa che gli era sommamente caro e in definitiva per coinvolgerlo nella sua stessa missione: «Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina». Si trattava, come comprenderà meglio in seguito della sposa di Cristo, la Chiesa di Dio, principio e germe di unità di tutto il genere umano.

Ci troviamo nel luogo dove è sbocciato il Cantico delle Creature, dove Francesco cecuziente e provato in tanti modi, aprendo il cuore alla luce della misericordia e, sentendosi assicurato del perdono delle sue mancanze, della preziosità dei suoi sacrifici davanti a Dio e del premio promesso, erompe nell’inno all’amore di Dio: «Altissimu, onnipotente, bon Signore, Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedizione. Ad Te solo, Altissimo, se konfano, e nullu homo ene dignu te mentovare». 

Questo è anche il Santuario di santa Chiara d’Assisi, che ha rinnovato qui, tra le mura e la povertà di questo luogo la fede, la preghiera, la vita della Vergine Maria. Chiara e le Sorelle hanno mostrato qui a San Damiano la “chiesa restaurata”, realizzando nelle loro persone e nella loro comunità evangelica la Chiesa-Sposa, colei che tutto riceve dal suo Signore e non ha altra vita se non quella che Egli le dona nella sua grazia; colei che tutta si dona a Lui, misticamente ricca e spiritualmente feconda.

In questo luogo santo accogliamo oggi la prima professione dei nostri tre fratelli, Fr. Antonio, Fr. Emanuele, Fr. Samuele, che, compiuto l’anno di noviziato, abbracciano la vita e la Regola dei Frati Minori, assumono con voto i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, sono consacrati a Dio mediante il ministero della Chiesa e inseriti nel nostro Ordine, nella Provincia Serafica di San Francesco d’Assisi.

Il senso di quanto accade qui quest’oggi, cerchiamo di coglierlo scrutando le letture di questa domenica. Il profeta Geremia si trova conquistato, afferrato dal Signore, ma sballottato dagli eventi, perseguitato dal popolo, oggetto di scherno. Vorrebbe scappare, ma non può. Si mette a ragionarne col Signore, però alla fine deve cedere, perché, dice, c’è come un fuoco ardente dentro di me… il Signore l’ha toccato, gli ha rivelato i suoi segreti, lo ha introdotto nella sua intimità e gli ha affidato un missione… La figura di Geremia è profezia di Cristo, del suo amore, della sua intimità e unità col Padre e anche della sua passione. Geremia è l’uomo afferrato da Dio, consacrato a Lui, alla sua chiamata, tutto preso dalla sua volontà, dalla parola e dalla missione che gli è stata affidata in favore del popolo, dei suoi fratelli. Geremia è coinvolto in una storia più grande di lui, una storia dove si mette completamente e radicalmente in gioco, pur senza esserne protagonista: il protagonista è Dio, la gloria viene data solo a Dio, alla sua sapienza e alla sua misericordia. Ogni tanto ha la tentazione di scappare; guardando se stesso sente di non farcela, vedendo l’ostilità che lo circonda si scoraggia e tuttavia il Signore gli dice: non temere, non dire «sono giovane», io sarò con te; va’, sono io che ti mando… non ti scoraggiare e non confidare in te stesso, ma nella mia grazia. Geremia è figura del consacrato, di ogni consacrato, che segue il Signore non perché spinto da qualcosa o da qualcuno, ma perché attratto dallo Spirito Santo, chiamato da Dio, suo confidente, suo profeta, suo ministro. Disposto a tutto soffrire per amore del Signore e del suo popolo: come dovranno essere i nostri tre fratelli da oggi in avanti.

Nella seconda Lettura san Paolo esorta i fratelli ad avere una fede autentica e genuina, che abbraccia tutta l’esistenza; ad una carità fattiva e operosa, concreta; ad una speranza che cambiando le prospettive future trasforma e rinnova anche il presente. Il nostro rapporto con Dio non può essere fatto solo di sentimenti, di pensieri, di aspirazioni… ma deve arrivare a toccare la vita: la parola di Dio deve poter cambiare il nostro essere e il nostro agire. Il culto spirituale non è qualcosa di evanescente, bensì il sacrificio di sé: «offrite i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale». Si passa dalla mentalità del mondo, dove vige il culto di sé, della propria autorealizzazione, dove domina, anzi si è dominati, dall’arrivismo e dal confronto, al culto di Dio, all’offerta di sé, al dono della propria vita per amore. Anche di Francesco d’Assisi si dice che a un certo punto «smise di adorare se stesso», si mise al servizio di Dio e la sua vita divenne luminosa e feconda. I nostri fratelli abbracciano la vita religiosa trasformano la loro vita in un culto a Dio, un sacrificio santo e vivente, attraverso i voti di castità, povertà e obbedienza si mettono materialmente a disposizione di Dio, che li ha conquistati e chiamati. La loro stessa vita sarà una preghiera, un inno di lode e di ringraziamento al Signore, una benedizione per la Chiesa e per il mondo intero.

Nel Vangelo Gesù annuncia la sua passione, rivelando ai discepoli la volontà di Dio, annunciata già nelle Scritture. La sua missione di salvezza non consisterà solo nel dare alcuni insegnamenti o nel mostrare un bel modello di vita, magari sana ed ecologica, nel portare un po’ di benessere psico-fisico alla gente, bensì nel riprendere la creazione e riportarla a Dio, nel riprendere l’umanità e riportarla all’obbedienza a Dio. Il Figlio di Dio è entrato nel mistero dell’uomo come nuovo Adamo, per rinnovare l’umanità, per salvare ciò che era perduto, per ritrovare ciò che era smarrito. Prenderà su di sé la maledizione dell’uomo per restituirgli la benedizione di Dio, entrerà nella morte facendosi carico di tutto il male dell’uomo – del suo peccato, dell’ingiustizia, della malvagità – per ridonargli la vita, per rifare nuovo l’uomo. Così comincia ad annunciare la Passione e la Croce, la morte e la risurrezione. Pietro non la prende tanto bene, reagisce male, istintivamente, perché non gli piace questa via della sconfitta, del sacrificio, del servizio e della croce. Gesù gli conferma che questa è la via di Dio: la via dell’amore, la via della profonda guarigione, la via della salvezza. Pietro – e in lui tutti noi – deve imparare a conoscere e ad accettare Dio e le sue vie, il suo stile, i suoi metodi. Deve passare da una religione che si serve di Dio a una religione pura e senza macchia, mettendosi al servizio di Dio e della sua santa volontà. «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria, vita la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà». È la rivoluzione dell’amore, che vediamo compiersi oggi nella professione religiosa di questi fratelli, Fr. Antonio, Fr. Emanuele, Fr. Samuele, chiamati dal Signore ad abbracciare la regola e la vita dei frati minori, a prendere la propria croce, della quale si sono già rivestiti, seguendo il Signore in santità e giustizia, in povertà e letizia, nel servizio umile di Dio e dei fratelli, in questa nostra Fraternità che li accoglie come un dono grande e immeritato da parte del Signore.

Li ringraziamo per la loro decisa volontà a corrispondere alla chiamata, e ringraziamo anche le loro famiglie, che, in qualche modo, partecipano alla loro offerta, al loro sacrificio, che viene unito al sacrificio di Cristo sull’altare. Il Signore dilaterà i vostri cuori e le vostre relazioni, le vostre famiglie e la vostra gioia, e moltiplicherà il dono che oggi gli fate. Preghiamo per il cammino di formazione di questi fratelli e perché quello che oggi promettono con tanto entusiasmo si inveri giorno per giorno nella loro esistenza. Preghiamo perché il Signore doni sante vocazioni religiose, perché in questo nostro mondo, in questa generazione, sia presente il riflesso e il profumo di Dio, della vita eterna. La Vergine Madre Maria ci assista; i santi Francesco e Chiara ci aiutino con la loro intercessione, e implorino per tutti il dono della Pace.



Antonio Lo Presti Claudio Durighetto Emanuele Passeri Frati Omelia Professione Samuele Pelizzari

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