V DOMENICA DI PASQUA (bianco)
domenica, 19 maggio 2019
La vocazione del beato Francesco Veninbeni 26 Mag 2018

Questo fanciullo sarà dei nostri

Il beato Francesco Venimbeni nacque a Fabriano nel 1251 da Compagno, medico, e da Margherita, filia quondam Federici. Era il loro primo figlio e vollero chiamarlo Francesco per devozione al Poverello d’Assisi. Durante la fanciullezza, per un voto non meglio precisato, fu portato dalla mamma in pellegrinaggio ad Assisi; in quell’occasione la donna s’intrattenne con frate Angelo (verosimilmente fra Angelo Tancredi da Rieti), uno dei compagni di san Francesco, che le predisse la futura vocazione francescana del figlio: “Questo fanciullo sarà dei nostri”, ricorderà il Venimbeni nella sua Cronaca.

Entrò nell’Ordine all’età di 16 anni; svolse l’anno di Noviziato nel convento di Porta Cervara di Fabriano, ove conobbe fr. Raniero, che era stato confessore abituale di san Francesco, e che il Venimbeni definirà “sanctus homo et verus frater minor”. Emessa la professione perpetua e divenuto sacerdote, si distinse per santità di vita, cura dei fratelli, sollecitudine per i poveri, impegno nello studio e nella predicazione. Ammiratore di san Bonaventura da Bagnoregio (1217? – 1274), ne pianse la morte con un accorato epicedio in latino. Con i denari lasciatigli dal padre, Francesco Venimbeni costituì l’embrione della biblioteca del convento di Fabriano, in cui raccolse numerosi manoscritti, che gli valsero nella successiva tradizione francescana il titolo di “primo fondatore delle biblioteche dell’Ordine”. Gli ultimi mesi di vita furono segnati da intensi dolori fisici, che sopportò con fortezza d’animo, unendoli alle sofferenze di Cristo crocifisso. Si spense il a Fabriano il 22 aprile 1322, all’età di 55 anni.

La venerazione che già il popolo fabrianese gli tributava in vita crebbe dopo la sua morte, e il suo sepolcro fu sempre onorato. Non fu quindi difficile al Processo di beatificazione tenutosi nel 1774 a Fabriano verificare la continuità ininterrotta del culto, che venne definitivamente approvato l’anno successivo da papa Pio VI. La memoria liturgica cade il giorno della sua morte, il 22 aprile.

Dopo che nel 1864 fu abbattuta la chiesa di San Francesco, nel 1881 il corpo del Beato fu trasferito nella chiesa di Santa Caterina, officiata dai frati minori, e collocato sotto l’altare a lui dedicato. L’iconografia più ricorrente del beato Francesco Venimbeni è quella che deriva dal dipinto che sovrasta il suddetto altare: il Beato v i è raffigurato mentre celebra l’Eucarestia attorniato dalle anime del Purgatorio: si narra infatti che, al termine di una Messa che aveva celebrata nel castello di Staffolo, alle sue parole “Requiescant”, le anime che egli aveva suffragato abbiano fatto udire la loro voce acclamando “Amen!”, attestando così l’efficacia della sua preghiera.

La Cronaca

La fonte principale delle informazioni biografiche è la Cronaca che egli stesso redasse, in forma di brevi appunti, per la maggior parte autobiografici. Il manoscritto autografo (che constava di 17 fogli) fu conservato per secoli nell’archivio dei frati minori conventuali di Fabriano, e disperso dopo le soppressioni degli ordini religiosi e le conseguenti confische dei beni del 1866. Nel 1959 p. Giacinto Pagnani OFM ne ritrovò il frammento di una copia secentesca nell’archivio comunale di Mogliano (MC), e propose una ricostruzione dei contenuti della cronaca sulla base di tale frammento e della tradizione indiretta (cioè delle citazioni, traduzioni, parafrasi, commenti di parti della Cronaca contenuti in altre opere). Oltre ai ricordi autobiografici, il Venimbeni riportò notizie riguardanti la vita di Francesco, la storia dell’Ordine (inclusa la serie dei Ministri Generali), e attestò di aver visto e letto un documento con sigillo autentico del vescovo d’Assisi, che riportava l’origine della concessione dell’indulgenza della Porziuncola: si trattava del diploma di Teobaldo (1310).

Nella Cronaca il Venimbeni non si accontenta di trascrivere integralmente il testo del diploma di Teobaldo, ma lo conferma coll’autorità di frate Leone, inserendo un’interessantissima nota autobiografica.

In SANTI ALLA PORZIUNCOLA, a cura di Andrea Dovio
dal n. 2/2017 della Rivista Porziuncola



Andrea Dovio Francesco Veninbeni Marche Rivista Porziuncola Vocazione

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