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sabato, 17 agosto 2019
La preghiera attribuita al Santo d’Assisi tra papa Francesco, Shimon Peres e Abu Mazen 09 Giu 2014

San Francesco nell’invocazione per la pace in Vaticano

Nell’incontro di invocazione per la pace svoltosi nei Giardini Vaticani domenica 8 giugno 2014 alla presenza di papa Francesco, dei presidenti Shimon Peres e Abu Mazen, con la partecipazione del patriarca Bartolomeo, i cristiani hanno recitato una preghiera attribuita a san Francesco d’Assisi, ma in realtà composta soltanto nel primo decennio del secolo XX.

Un vero e proprio apocrifo nato come preghiera eucaristica ma che in occasione del primo conflitto mondiale ebbe una grande diffusione come invocazione di pace attribuita a san Francesco (cfr. C. Renoux, La preghiera per la pace attribuita a san Francesco, un enigma da risolvere, Padova 2003).

Ma allora non c’è nessun rapporto di questa prece con il Santo d’Assisi?

Sinceramente si deve prendere atto di no, anche per la ripetizione del pronome “io”, modalità molto distante dallo stile, pensiero e spiritualità di frate Francesco. Tuttavia se nulla accomuna il suddetto testo conosciuto come “Preghiera semplice” si deve ammettere che in esso vi sono reminiscenze dei Detti del beato Egidio d’Assisi, uno dei primi unitisi alla fraternità minoritica.

Infatti frate Egidio afferma: «Beato chi ama e non desidera solo essere amato; beato chi teme e non desidera solo essere temuto; beato chi serve e non desidera solo essere servito; beato chi agisce bene verso gli altri e non desidera che gli altri agiscano bene verso di lui» (Egidio d’Assisi, Detti, in Fonti agiografiche dell’ordine francescano, Editrici Francescane, Padova 2014, p. 487).

 

Testo della Preghiera semplice:

O Signore, fa' di me uno strumento della tua pace:
dove è odio, fa' che io porti amore;
dove è offesa ch'io porti il perdono;
dove è discordia, ch'io porti unione;
dove è dubbio, ch'io porti la fede;
dove è errore, ch'io porti la verità;
dove è disperazione, ch'io porti la speranza;
dove è tristezza, ch'io porti la gioia;
dove sono le tenebre, ch'io porti la luce.
O Maestro, fa' che io non cerchi tanto:
ad essere consolato, quanto a consolare;
ad essere compreso, quanto a comprendere;
ad essere amato, quanto ad amare.



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