XXIX DOMENICA DEL T.O. (verde)
domenica, 21 ottobre 2018
Veglia a San Damiano nel transito di Santa Chiara 11 Ago 2015

Santa Chiara nova stella, sposa a Cristo molto bella

Santa Chiara nova stella, sposa a Cristo molto bella, nostro esempio e luce e via!

 

In angusto nido di povertà, ella ruppe per quarantadue anni l’alabastro del suo corpo, affinchè la Chiesa si riempisse della fragranza dei suoi aromi.

Così ci invita alla contemplazione di S. Chiara la 3° antifona dell’Ufficio di letture; e molti sono i fedeli che, affascinati da questa fragranza, sono accorsi la sera del 10 agosto a San Damiano, a quell’angusto nido di povertà, le cui mura vetuste raccontano silenziosamente le meraviglie di Dio; accorsi per sostare un poco in ascolto, in preghiera, in contemplazione, celebrando l’Ufficio vigiliare della solennità, presieduto dal M.R.P. p. Claudio Durighetto OFM. Proprio qui a San Damiano Chiara ruppe l’alabastro del suo corpo: è lo “spreco” di Maria di Betania, che scandalizzando Giuda, «prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo» (Gv 12, 3): un eccesso d’amore e di devozione, unica logica per comprendere una vita di radicalità contemplativa, oggi tanto più scandalosa per una mentalità efficientista e dimentica di Dio; e proprio per questo tanto più necessaria per gridare al mondo l’amore di Cristo, e in Lui e con Lui ridire il primato di Dio, sommamente amato; il primato della grazia, che possiamo solo invocare ed accogliere; il primato della Parola e del Sacramento, che possiamo solo ricevere dalla Chiesa.

E non stupisce che la Parola di Dio offra innumerevoli luci su un’esperienza di vita tutta intessuta di questa stessa Parola. Così abbiamo ascoltato nella I lettura della Messa della Solennità: « Ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell'amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore» (Os 2, 16.21). E’ il deserto il luogo dell’intimità con Dio: luogo di precarietà dove sperimentiamo la nostra insufficienza e l’azione liberatrice e provvidente di Dio. Deserto è San Damiano, dove la ristrettezza, la semplicità, la povertà degli ambienti raccontano di una donna che, come una delle vergini prudenti, attratta nella sua giovinezza dall’amore di Cristo, scelse di non aver nulla di transitorio, per vivere solamente di Lui (Ufficio delle Letture, 1° antifona).

Figlia fedelissima della Chiesa, hai vissuto il mistero della sposa ai piedi dello Sposo: sostegno materno delle membra del suo ineffabile corpo: così recita l’antifona dei tre cantici veterotestamentari che hanno preceduto il Vangelo, ricordando la dimensione sponsale ed ecclesiale della santità di Chiara. La dimensione sponsale: l’abbiamo contemplata nelle letture del Cantico dei cantici, di Osea 2, di Isaia 61-2, del Salmo 44, che abbiamo ascoltato nella liturgia di questo giorno. Ma l’amore sponsale per Cristo porta inscindibilmente all’amore per la Chiesa, cui Chiara offre il profumo fragrante della testimonianza, la potenza dell’intercessione (la liberazione di Assisi dai saraceni!) e l’amorevole sollecitudine per «le membra deboli e vacillanti», come ricordava Chiara ad Agnese di Praga nella sua terza lettera.

Come vorremmo essere stati qui, nel dormitorio di San Damiano, quell’11 agosto 1253, e vedere Chiara circondata dalle sorelle e da santi sacerdoti, accompagnata dalle loro preghiere e dalla lettura della Passione del Signore, accolta nei cieli dall’abbraccio della Madre di Dio e dal corteo festoso delle vergini sante!

Come vorremmo aver ascoltato dalle stesse labbra di Chiara quelle parole di fiducioso abbandono alla tenerezza di Dio: «Volgendosi poi a se stessa, la vergine santissima parla silenziosamente alla sua anima: “Va' sicura - le dice - perché hai buona scorta, nel viaggio. Va', perché Colui che t'ha creata, ti ha santificata e sempre guardandoti come una madre suo figlio, ti ha amata con tenero amore. E tu, Signore - soggiunge - sii benedetto, che mi hai creata»!

Come vorremmo aver partecipato alle solenni esequie, presiedute dal Papa Innocenzo IV in persona, già certissimo della santità di questa pianticella del Padre  Francesco!

Pezzi di cielo: così li ha definiti p. Claudio, al principio di un’omelia appassionata, che, attingendo alla ricchezza dei testi liturgici, ha additato il multiforme mistero della santità di Chiara, della sua vita santa e della sua morte santa. Pezzi di cielo, come quelli che assaporò la moltitudine dei fedeli che si raccolse in preghiera in piazza S. Pietro nelle ultime ore della vita terrena di S. Giovanni Paolo II; che per ore ininterrottamente sfilarono silenziosamente dinanzi alla salma; che parteciparono alla messa esequiale, in uno spirito di comunione capace di vincere, almeno per un giorno, antichi rancori e laceranti conflitti. Pezzi di cielo che Dio continua a offrire anche a noi attraverso la testimonianza luminosa dei suoi santi: Chiara di nome, più chiara di vita, chiarissima per virtù! Sii tu laudata, Chiara beata, più chiara del sol!



Santa Chiara Veglia

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