VENERDÌ della V sett. di Pasqua DEDICAZIONE DELLA BASILICA PAPALE DI S. FRANCESCO IN ASSISI – FESTA (bianco)
venerdì, 24 maggio 2019
Il Giubileo degli operatori di pellegrinaggi e Rettori di Santuari 22 Gen 2016

Santuari: luoghi di accoglienza e di perdono

Si è svolto, ieri 21 gennaio 2016, presso l’Aula Paolo VI, un particolare momento del Giubileo straordinario della Misericordia dedicato agli operatori di pellegrinaggi e Rettori di Santuari.

All’incontro hanno partecipato anche alcuni nostri frati impegnati ogni giorno ad accogliere pellegrini e penitenti nei Santuari francescani da noi custoditi, in particolare in Assisi dove lo stesso Papa Francesco ci chiese, durante la visita del 4 ottobre 2013, di dispensare tanta misericordia nei confronti di coloro che si accostano a chiedere la riconciliazione con il Padre, anticipando così il desiderio di porre la Misericordia a fondamento e sostegno del cammino di ogni cristiano.

Papa Francesco ha accolto i convenuti, operatori di pellegrinaggi e Rettori di Santuari, rivolgendo loro il discorso di cui dopo il video riportiamo alcuni importanti passaggi, ma che può essere letto integralmente dal sito del Vaticano.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Accolgo cordialmente tutti voi, operatori dei pellegrinaggi ai santuari. Andare pellegrini ai santuari è una delle espressioni più eloquenti della fede del popolo di Dio, e manifesta la pietà di generazioni di persone, che con semplicità hanno creduto e si sono affidate all’intercessione della Vergine Maria e dei Santi. Questa religiosità popolare è una genuina forma di evangelizzazione, che ha bisogno di essere sempre promossa e valorizzata, senza minimizzare la sua importanza. […] Nei santuari, infatti, la nostra gente vive la sua profonda spiritualità, quella pietà che da secoli ha plasmato la fede con devozioni semplici, ma molto significative. […] In realtà, il pellegrino porta con sé la propria storia, la propria fede, luci e ombre della propria vita. Ognuno porta nel cuore un desiderio speciale e una preghiera particolare. Chi entra nel santuario sente subito di trovarsi a casa sua, accolto, compreso, e sostenuto. […] Gli occhi fissi sul Crocifisso o sull’immagine della Madonna, una preghiera fatta con le lacrime agli occhi, colma di fiducia. Il santuario è realmente uno spazio privilegiato per incontrare il Signore e toccare con mano la sua misericordia. Confessare in un santuario, è fare esperienza di toccare con mano la misericordia di Dio.

È per questo che la parola-chiave che desidero sottolineare oggi insieme con voi è accoglienza: accogliere i pellegrini. Con l’accoglienza, per così dire, “ci giochiamo tutto”. Un’accoglienza affettuosa, festosa, cordiale, e paziente. Ci vuole anche pazienza! I Vangeli ci presentano Gesù sempre accogliente verso coloro che si accostano a Lui, specialmente i malati, i peccatori, gli emarginati. […] L’accoglienza è davvero determinante per l’evangelizzazione. A volte, basta semplicemente una parola, un sorriso, per far sentire una persona accolta e benvoluta.

Il pellegrino che arriva al santuario è spesso stanco, affamato, assetato … E tante volte questa condizione fisica rispecchia anche quella interiore. Perciò, questa persona ha bisogno di essere accolta bene sia sul piano materiale sia su quello spirituale. È importante che il pellegrino che varca la soglia del santuario si senta trattato più che come un ospite, come un familiare. Deve sentirsi a casa sua, atteso, amato e guardato con occhi di misericordia. Chiunque sia, giovane o anziano, ricco o povero, malato e tribolato oppure turista curioso, possa trovare l’accoglienza dovuta, perché in ognuno c’è un cuore che cerca Dio, a volte senza rendersene pienamente conto. Facciamo in modo che ogni pellegrino abbia la gioia di sentirsi finalmente compreso e amato. […]

Un’accoglienza del tutto particolare è quella che offrono i ministri del perdono di Dio. Il santuario è la casa del perdono, dove ognuno si incontra con la tenerezza del Padre che ha misericordia di tutti, nessuno escluso. Chi si accosta al confessionale lo fa perché è pentito, è pentito del proprio peccato. […] I sacerdoti che svolgono un ministero nei santuari devono avere il cuore impregnato di misericordia; il loro atteggiamento dev’essere quello di un padre.



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