VENERDÌ della II sett. di Quaresima Feria (viola)
venerdì, 22 marzo 2019
Professione temporanea dei Voti di fra Filippo Jacolino 29 Ago 2016

Ti prometto la vita eterna

Un dono prezioso per la Chiesa: questo è la vita consacrata; e per questo non possiamo che gioire per la vocazione di fr. Filippo Jacolino, che ieri, terminato l’anno di noviziato, a San Damiano, ha emesso la sua prima professione temporanea nelle mani del Ministro Provinciale dei Frati minori dell’Umbria, p. Claudio Durighetto.

La vita consacrata è un dono per tutti, perché a tutti testimonia che “Dio basta”: così ci ha spiegato il Guardiano di San Damiano, p. Gianpaolo Masotti, nel suo indirizzo di saluto.

Cristo risorto è vivo ed operante nella storia: per questo la vita è vocazione, chiamata che ci interpella, che chiede una risposta. La proclamazione del Vangelo nella celebrazione eucaristica, quindi, non è semplice rievocazione, ma un vero evento della Parola di Dio; e con piena verità, dopo la proclamazione del Vangelo, sentiamo il candidato chiamato per nome: “Fra Filippo Jacolino!”; ed ascoltiamo la sua riposta: “Eccomi!”, riconoscendovi l’obbedienza della fede, lo slancio senza riserve dell’amore; la risposta dei profeti, la risposta di Maria.

Nell’omelia p. Claudio ha additato nella vita consacrata una realizzazione autentica e radicale dell’insegnamento di Gesù consegnatoci in questa XXII domenica del Tempo Ordinario: «Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,1.7-11). 

In un mondo che cerca l’apparire, il consenso, la notorietà, l’applauso a tutti i costi, Gesù propone la via dell’umiltà, percorrendola personalmente fino alla fine, fino allo svuotamento totale di sé nella morte di croce. Ma la croce non è fine a se stessa: è la porta stretta della Risurrezione, manifestazione piena e definitiva della gloria di Dio. Questa via ha percorso anche Maria, la “piena di grazia”, sulla cui umiltà Dio ha posato il suo sguardo pieno di amore; questa via ha percorso san Francesco, lasciando la ricerca della vanagloria delle feste e delle imprese cavalleresche per seguire le orme di Gesù povero e crocifisso; questa stessa via hanno sperimentato tutti i santi, ricordando che il primo passo della vita spirituale è l’umiltà. Umiltà che significa accettare il posto che Dio ci assegna, nella storia della Chiesa e del mondo, con gratitudine ed impegno, e con la libertà interiore che permise a san Francesco di affermare con sicurezza: “quanto l'uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più” (Amm XIX, FF 169).

Ancora, la consacrazione significa ascoltare l’invito di Gesù: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti» (Lc 14, 12-14). Ciascuno di noi è povero, storpio, zoppo, cieco; se non fisicamente, certo spiritualmente; e ciascuno di noi chiede di essere amato non per i propri meriti, ma senza contraccambio, nella gratuità, ed è a sua volta chiamato ad amare gratuitamente i fratelli. Così la vita consacrata può diventare un’autentica schola amoris, come auspicato da papa Giovanni Paolo II nell’esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata (cf. nn. 25,35).

Dopo l’omelia si è svolto il rito della Professione vera e propria, articolato in tre momenti:

  1. L’interrogazione, in cui p. Claudio ha domandato a fr. Filippo se è disposto ad amare Dio con tutto il cuore nella via inaugurata da Gesù casto, povero e obbediente, sull’esempio di san Francesco;
  2. la preghiera con cui p. Claudio, a nome della Chiesa, ha offerto a Dio fr. Filippo e ha invocato su di lui lo Spirito Santo per consacrarlo;
  3. infine, fr. Filippo ha emesso nelle mani del Ministro Provinciale la sua professione temporanea.

Al neoprofesso sono poi stati consegnati due segni esplicativi di quanto è accaduto nella sua vita: il cingolo con i tre nodi, segno esterno della scelta evangelica di vivere in obbedienza, povertà e castità, e la Regola dei Frati Minori, segno della sua appartenenza alla fraternità dei Frati Minori dell’Umbria, dove vivrà la sua chiamata sulle orme di san Francesco.

Nel pomeriggio fr. Filippo è stato accolto dalla comunità francescana del convento del Farneto (PG), dove proseguirà il suo percorso formativo sotto la guida del Maestro p. Paolo Zampollini.

Ringraziamo il Signore per la vocazione di fr. Filippo e accompagniamo il nostro fratello colla preghiera.



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