L’Ospedale militare di riserva nel Convento Porziuncola 14 Nov 2015

Un bagliore di carità nel buio della “Grande Guerra”

Questo pomeriggio, 14 novembre 2015, si è svolto, sulla piazza della Porziuncola a Santa Maria degli Angeli, un breve momento durante il quale è stata scoperta la nuova lapide commemorativa apposta sulla parete del Convento.

Una celebrazione semplice ma molto significativa, specialmente all’indomani degli attacchi terroristici di Parigi, perché occasione di perpetua memoria dello spirito di carità, di dedizione e umile servizio che i Frati della Porziuncola e le Suore Francescane Missionarie di Gesù Bambino offrirono con abnegazione ai feriti della Prima Guerra Mondiale.

Esattamente cento anni fa, infatti, i Frati concessero – appena qualche tempo dopo il riscatto in seguito alle soppressioni – sia le strutture conventuali che le proprie forze per mettersi al servizio, non della guerra ma della cura nella carità, accogliendo tutti coloro su cui la violenza aveva infierito, sotto qualunque bandiera fossero, in quello che fu detto “Ospedale militare di riserva”.

Dopo aver invocato i santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, Patroni d’Italia, per la sicurezza del nostro Paese, per il dono della Sapienza ai governanti e per le anime di quanti sono caduti sui tanti campi di battaglia difendendo il bene comune, il Custode della Porziuncolap. Rosario Gugliotta – ha invitato tutti ad unirsi per raccomandare alla Misericordia di Dio le vittime degli attentati di ieri sera e i loro familiari.

Benedetta e scoperta la lapide, ci si è spostati in Refettorietto dove alcuni interventi, preceduti da un minuto di raccoglimento – chiesto dal moderatore Antonio Russo come eco della preghiera fatta in piazza –, hanno permesso di comprendere meglio la portata del gesto che si intende ricordare.

Durante il primo intervento, il Custode p. Rosario ha sottolineato che la guerra è sempre un triste ricordo che non ha vincitori perché è sempre l’umanità ad uscirne sconfitta. Da qui la necessità della conversione di pensiero secondo i parametri del Vangelo che ci esorta a rifiutare sempre la violenza. Quello odierno, quindi, ed il senso di quella lapide è un senso di pietà per quanti hanno sofferto e di profonda gratitudine per coloro che si sono per loro adoperati. In conclusione un invito ad essere costruttori di pace, cominciando concretamente dalle relazioni di tutti i giorni.

Anche il Sindaco di Assisi, l’architetto Antonio Lunghi, ha esordito con un netto rifiuto alla violenza scatenatasi ieri sera a Parigi e chiaramente del tutto estranea a qualunque fede o credo religioso. Ha poi espresso grande gratitudine, sia personale che della cittadina Serafica, per il servizio svolto un secolo fa dai frati e dalle suore che resero un po’ più luminoso un tratto così buio della nostra storia.

Gratitudine fatta sua dal Ministro Provinciale dei Frati Minori dell’Umbria, p. Claudio Durighetto, in particolare per quanti hanno contribuito affinché questi episodi, di volontaria e generosa testimonianza di carità cristiana, non finissero nell’oblio della storia. Anzi, proprio perché mostrano i frutti buoni di una fruttuosa collaborazione, è stimolo ancora oggi perché Istituzioni laiche e religiose si adoperino insieme per l’accoglienza delle folle di pellegrini e turisti che giungono ad Assisi e che, in particolare per l’Anno Santo della Misericordia ed il Giubileo del Perdono, ancora più numerosi vi affluiranno. L’intervento del Ministro si è concluso con due note: la prima relativa alla nostra Infermeria Provinciale, sita proprio nei luoghi tra quelli che costituirono l’Ospedale di riserva; la seconda che la cura dei nostri frati fu anche di natura spirituale, come attestano alcuni documenti conservati nel nostro Archivio Provinciale.

È giunto, così, il momento dello storico, il prof. Giovanni Zavarella, il cui appassionato intervento riportiamo nel seguente video:

Suor Alma Letizia, delle Suore Francescane Missionarie di Gesù Bambino, ha concluso la serie di interventi leggendo alcuni passi di una testimonianza del Maggiore Alfredo Baduel circa l’assistenza delle suore, in particolare suor Vincenza, ai feriti di guerra portati all’Ospedale di riserva di Santa Maria degli Angeli.



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