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giovedì, 23 maggio 2019
Intervista a frate Matteo Ferraldeschi 25 Nov 2016

Una vita che diventa canto

Forse gli amanti del canto gregoriano e della musica sacra già conoscono il nostro confratello p. Matteo Ferraldeschi, da Poggio Aquilone, Marsciano (PG). P. Matteo ha vestito il saio francescano nel 1997, a 26 anni. Dopo la formazione iniziale e l’ordinazione presbiterale, dal 2006 risiede prevalentemente a Roma, dove ha studiato al Pontificio Istituto di Musica Sacra e ha prestato servizio come cantore della Cappella Giulia della Basilica Vaticana e direttore del Coro “Mater Ecclesiae” delle celebrazioni presiedute dal Sommo Pontefice. P. Matteo guida il coro dei Laudesi Umbri, con cui ha da pochi mesi pubblicato un CD di canti popolari mariani per le Paoline Audiovisivi. Abbiamo colto l’occasione per farci raccontare la sua storia.

Come hai scoperto la tua vocazione religiosa francescana?

Pur vivendo in terra francescana, fino all’età di 25 anni poco mi sono interessato a san Francesco e ai francescani. Credo di aver avuto la vocazione “sin dal grembo materno”, ma, rileggendo la mia storia a posteriori, non avevo chiaro ove si concretizzasse la chiamata di Dio. Certamente non pensavo di farmi frate: da bambino poco o nulla sapevo di questa speciale via di consacrazione. Spontaneamente pensavo molto alla vita e al “mestiere” del prete, poiché quella era praticamente l’unica forma di consacrazione che conoscevo, avendo ovviamente a che fare con il mio parroco. Il mio carattere piuttosto introverso e poco incline a raccontarsi, inoltre, ha fatto sì che non avessi modo, durante la fanciullezza e l’adolescenza, di confrontarmi con un direttore spirituale per capire cosa volesse o dove volesse portarmi quella voce che sentivo dentro di me. Così per un certo tempo ho cercato di reprimerla, arrivando a credere che fosse semplicemente una manifestazione della crisi adolescenziale. Nel frattempo trovai il mio posto come laico impegnato in parrocchia e nel Movimento dei Focolari, e lì per lì sembrò bastarmi.

Dal 6 al 17 marzo 1996 vi fu nella mia parrocchia di Marsciano una missione popolare dei Frati Minori di Assisi: in quello spazio di tempo Dio tornò a visitarmi... e questa volta definitivamente! Ciò che per tanti anni avevo percepito come confuso, ora mi si manifestava in tutta la sua chiarezza: di li è iniziato il mio percorso volto alla conoscenza di san Francesco e a una consapevolezza sempre maggiore della chiamata a diventare sacerdote e frate minore.

Da dove nasce la tua passione per la musica?

Anche questa, forse, sin dal grembo materno. Già da piccolo ero particolarmente intonato; mi piaceva cantare le canzoni che sentivo alla radio o alla televisione, e, poco dopo, mi appassionai ai canti di chiesa. Ho iniziato a cantare in un coro vero e proprio relativamente tardi, all’età di 16 anni. C’è da dire che in paese a quel tempo la gente cantava: cantavano i miei nonni, cantava mia madre, cantavano le donne durante le faccende domestiche, e soprattutto cantavamo tanto a scuola con le nostre maestre.

Che c’entra la musica con la tua vita di frate minore?

Direi che la musica è stata ed è insita nella mia vocazione e nella mia vita di sacerdote e frate minore. Prima di entrare in convento sono stato anche fisarmonicista, ma ad un certo punto ho abbandonato completamente il folklore e la musica profana, quasi “rapito” dalla bellezza della musica sacra. Dopo l’ordinazione sacerdotale ho chiesto ed ottenuto di studiare Musica Sacra, e in particolare di specializzarmi nel canto gregoriano. Nel canto gregoriano ho continuamente a che fare con la Parola di Dio meditata, amplificata e solennizzata da quella che da sempre è ritenuta la “divina” fra le arti: la musica. Il grande compositore Lorenzo Perosi diceva: “La mia fede è la mia vita: quando ne contemplo la grandezza e la bellezza me ne esalto, ed ho bisogno di esprimere questa esaltazione col linguaggio che mi è naturale, cioè con le note musicali”.

Così hai potuto mettere a frutto il tuo talento e la tua passione...

Dal mio ingresso in convento ho sempre suonato nelle celebrazioni liturgiche conventuali. Dopo qualche tempo ho iniziato a cantare con i nostri cori: la Corale Porziuncola, i Laudesi Umbri, i Cantori di Assisi. Recentemente, con il confratello p. Maurizio Verde, abbiamo dato avvio alla Schola Gregoriana Assisiensis e ai corsi estivi di canto gregoriano alla Porziuncola.

Ho poi avuto la fortuna di cantare a Roma con la Cappella Giulia per sette anni, con la Cappella Sistina come cantore aggiunto, e sotto la direzione di grandi Maestri quali Domenico Bartolucci e Valentino Miserachs Grau. Come direttore del Coro guida “Mater Ecclesiae” ho potuto servire le celebrazioni del Papa nella Basilica Vaticana.

Accanto all’attività liturgica e concertistica c’è l’impegno didattico presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra, nei Monasteri femminili, nei Corsi di Canto Gregoriano e nei vari atelier che mi si chiedono qua e là.

Vuoi dirci qualcosa di più su quest’ultimo CD?

Il CD in questione è l’ultimo lavoro del mio amato maestro, confratello e predecessore alla guida dei Laudesi Umbri, p. Antonio Giannoni, che è tornato alla casa del Padre nel 2013. P. Antonio, come me e prima di me, si era formato musicalmente presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra in Roma. Nel 1975, quand’era nel Convento di San Domenico in Spoleto, avviò l’esperienza d’un gruppo corale dapprima di sole voci femminili e poi di voci miste, al quale diede il nome di Laudesi Umbri, nome che immediatamente ne indica la vocazione: cantare le lodi di Dio, della Madonna e dei Santi prediligendo in maniera particolare la forma della lauda medievale. Il coro negli anni è cresciuto in numero e in qualità (al presente conta circa 25-30 cantori), ed ha ampliato il proprio repertorio, che spazia dal gregoriano alla lauda medievale e polifonica, dalla polifonia del ’400-’500 al repertorio barocco e romantico sino al folklore e ai negro-spirituals. Il coro ha ormai un’esperienza a livello nazionale e internazionale, in cui ha avuto modo di affinare il proprio gusto e sensibilità, e di farsi apprezzare per la vocalità e lo stile interpretativo.

Tornando al CD, si tratta di un concerto di canti popolari mariani registrato dal vivo nel maggio 2010 presso il Santuario del Beato Pietro Bonilli a Cannaiola di Trevi (PG). Padre Antonio era un musicista raffinato ed esigente: non si accontentava facilmente, ma questo lavoro gli piaceva abbastanza. Già nel 2004, sempre coi Laudesi umbri, aveva inciso per le Paoline un CD di canti natalizi. Così nel 2015 abbiamo proposto le tracce della registrazione alla responsabile delle Paoline Audiovisivi, suor Livia Sabatti: il prodotto le è piaciuto, ed eccoci alla pubblicazione di un nuovo CD. Immaginate la mia gioia e quella dei cantori per questo bel traguardo. Tra l’altro, nel 2015 i Laudesi hanno celebrato il loro 40° anniversario di fondazione e attività artistica; il CD è un bel modo per commemorare degnamente la ricorrenza...

Che cosa volete trasmettere, coi Laudesi, ai vostri ascoltatori?

Anzi tutto ci auguriamo di aiutare gli ascoltatori ad apprezzare i canti popolari mariani della tradizione. Il CD può poi servire ai gruppi corali, parrocchiali e non, per imparare non solo le melodie, ma anche quello che è uno “stile” nostro, primo fra tutti la preminenza e la buona dizione del testo sacro. Soprattutto, speriamo che la nostra musica contribuisca ad annunciare la bellezza del Vangelo e ad alimentare l’amore e la devozione alla Vergine; e forse questi canti aiuteranno qualcuno a sentirsi meno solo.

Qual è stato il momento più bello della tua vita di frate minore?

Non è facile individuare il momento più bello. Alle diverse tappe hanno corrisposto molteplici momenti belli: la vestizione del saio francescano, la prima professione, la professione perpetua, l’ordinazione diaconale e quella presbiterale, la prima Messa solenne celebrata in paese, assieme alla mia gente. E poi i momenti musicali vissuti nella Basilica di Santa Maria degli Angeli con quelli che sono stati i miei maestri e confratelli: p. Antonio Giannoni, p. Alberto Cerroni (organista della Basilica) e p. Vittorio Viola, oggi vescovo di Tortona, fine liturgista, che all’epoca era Custode del convento e maestro delle celebrazioni liturgiche in Basilica. Momenti indimenticabili, intrisi di forte spiritualità, arte e cultura.

Ricordo poi la grande gioia ed emozione che provai quando fui nominato direttore del Coro guida delle celebrazioni pontificie. Ho svolto questo servizio per quattro anni durante il pontificato di Benedetto XVI: un’esperienza che mi ha notevolmente arricchito sia sul piano spirituale che su quello artistico.

Anche quello attuale è un bel momento: l’essere tornato a Roma, nel convento di San Gregorio VII, dove già avevo trascorso gli anni dei miei studi musicali; vivere in una bella comunità di confratelli dai quali mi sento particolarmente accolto, amato e stimato.

Ecco che, come dicevo poc’anzi, sarebbe riduttivo individuare “un” o “il” momento più bello, poiché in realtà sono stati davvero tanti i passaggi di Dio che mi hanno particolarmente beneficato.

Che vuoi dire ai nostri lettori?

A seguire il Signore non ci si rimette mai. Nella mia esperienza, assieme a momenti particolarmente esaltanti, vi sono stati anche buio, delusione, scoraggiamento, ferite dalle quali tuttora è difficile dirsi guariti... Ma in questo cammino, a volte certo difficile, non mi sono mai mancate le consolazioni di Dio, manifestatesi soprattutto attraverso la comprensione di alcuni confratelli e la stima e l’affetto di amici, compagni di scuola, colleghi... Per dirla con l’evangelista Giovanni: “la luce risplende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno vinta” (Gv. 1, 1-5). Se non avessi seguito “quella voce”, se non mi fossi fatto frate, se, più in generale, non avessi accolto la vocazione pensata da Dio per me, certamente non avrei avuto, assieme a qualche spina nella carne, tutte le gioie e le opportunità (alcune uniche a dire il vero!), che invece si sono riversate in questi diciotto anni sulla mia vita. A laude di Cristo!

In ESPERIENZE, di Matteo Ferraldeschi
dal n. 1/2016 della Rivista Porziuncola



Antonio Giannoni Canto gregoriano Laudesi Umbri Matteo Ferraldeschi

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