GIOVEDÌ della V sett. di Pasqua Feria (bianco)
giovedì, 06 maggio 2021
Riflessione sull'eucarestia di fra Simone Ceccobao 01 Mag 2020

Vedere Dentro

«Meditava continuamente le parole del Signore Gesù e con acutissima attenzione non ne perdeva mai di vista le opere. Ma soprattutto l'umiltà dell'Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente voleva pensare ad altro» (1Cel XXX, n. 84: FF 467).

È con queste parole che Tommaso da Celano, il primo biografo di san Francesco, introduce la narrazione di un Natale speciale, quello che il Santo trascorre a Greccio nel 1223. Così Francesco prepara quell'evento meraviglioso: 

«Vorrei fare memoria di quel Bambino che è nato a Betlemme e in qualche modo intravedere con gli occhi del corpo o disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato; come fu adagiato in una mangiatoia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello» (FF 468).

Francesco non si accontenta di vedere, ma vuole «intravedere», vuole vedere dentro quell'umiltà scelta dal Signore per amore nostro, vuole vedere cosa c'è in profondità alla scelta folle di farsi uomo, vuole scrutare quell'abisso di amore che ha spinto Gesù a farsi nostro fratello. Vuole vedere dentro la sua povertà, dentro i suoi disagi, dentro la mancanza delle cose necessarie a un bimbo; dentro quel Bambino adagiato su una mangiatoia, eppure invincibilmente Dio. 

E proprio sulla mangiatoia, Gesù si offre per essere preso e mangiato, inizia quella consegna radicale nelle mani degli uomini, per diventare pane, vita degli uomini. 

È una notte di luce, quella, pervasa di armonie, una notte che ha un sapore nuovo. Francesco è lì, non riesce a staccare il suo sguardo dalla mangiatoia, vibrante a causa di un misto di dolore e di gioia indicibile, attratto da quel luogo poverissimo sul quale il Figlio di Dio si è offerto alla fame dell'uomo. 

«Poi viene celebrato sulla mangiatoia il solenne rito della Messa... Francesco indossando le vesti diaconali, con voce forte e dolce, limpida e sonora, canta il Vangelo» (cf. FF 469-470). Con dolcissime parole rievoca il neonato Re povero, il dolcissimo Pane del Cielo, il Bambino di Betlemme, della cui dolcezza Francesco sente riempirsi la bocca, della cui fragranza sente riempita l’aria. 

Dolcissimo mistero d'amore che per noi si attualizza sull'altare, luogo della consegna umile che Gesù fa di sé per essere mangiato. L'Eucaristia è per Francesco proprio ciò che ha contemplato a Greccio: il mistero della quotidiana umiliazione di Gesù, la sua umile discesa sull'altare nelle mani del sacerdote, il suo nascondersi nel pane per raggiungere e saziare la fame di tutti, che, consapevolmente o inconsapevolmente, è sempre fame di Dio. 

In questo tempo siamo stati allontanati dall’Eucaristia eppure Lui aveva detto: Ecco, io sono con voi fino alla fine del mondo! Può averci illuso, aver mentito, essersi anche Lui arreso a questo nemico invisibile e infido? No, la sua non è una resa, bisogna imparare, come Francesco, a guardare dentro, in profondità, alla povertà scelta da Gesù affinché possiamo fare comunione con Lui. 

Bisogna guardare dentro le nostre mangiatoie, nei luoghi delle nostre povertà, lì dove Lui continua a farsi piccolissimo. Nella mangiatoia della nostra paura, della nostra fragilità, del nostro smarrimento, della nostra incapacità di amare, del nostro dolore, del nostro lutto, del nostro lamento. 

Non esiste mangiatoia umana in cui Lui non si consegni, in cui Lui non voglia fare comunione con noi. Guarda dentro il tuo dolore, Lui è lì, infinitamente piccolo, per donarti consolazione; guarda dentro la tua paura, Lui è lì, tutto donato, per essere tuo sostegno; guarda dentro il tuo smarrimento, Lui è lì a fare suo ciò che è tuo; guarda dentro la tua fede che sembra vacillare, Lui è lì a fare comunione con quella piccola fiaccola rimasta accesa; guarda dentro alla tua paura di amare, Lui è lì per dilatare il tuo cuore; guarda dentro lo spazio sacro del tuo lutto, Lui è lì per fare Pasqua e portare la sua vittoria sulla morte; guarda dentro il tuo lamento, Lui è li per trasformarlo in danza. Guarda dentro…e avrai fatto Eucaristia!



Eucaristia Greccio Porziuncola Presepe Riflessione San Francesco

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