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mercoledì, 18 settembre 2019
Tra testimonianza e tentazioni 07 Giu 2017

Vivere la vocazione missionaria francescana

Durante il Capitolo di Pentecoste di 800 anni fa, i francescani decisero per la prima volta di inviare frati nel mondo e aprirsi alla dimensione missionaria universale. A distanza di secoli, si conferma la chiamata dei francescani alla missione e si aggiungono sempre nuove sfide. Se ne è parlato nella conferenza “Francesco va’: Vocazione è missione” del 9 maggio nella sala dell’Immacolata del Convento di San Salvatore. Fr. Massimo Tedoldi, già Segretario per la Missione e l’Evangelizzazione dell’Ordine dei Frati Minori, ha portato ad esempio San Francesco d’Assisi: «Il primo pulpito da cui Francesco predicava era la sua vita».

LE PRIORITÀ E LE TENTAZIONI. Il frate ha poi ricordato le cinque priorità che sintetizzano gli aspetti della vita dei frati minori, nate nel 1997 con l’ex ministro generale Padre Giacomo Bini: la vita con Dio, la fraternità, la minorità, l’evangelizzazione, la formazione. L’obiettivo «recuperare con le cinque priorità l’essenza e l’essenziale della nostra vita francescana». Secondo Fr. Massimo, il dinamismo missionario di San Francesco si è reso visibile in ognuno di questi aspetti.

Come i francescani di oggi possono vivere la loro missione? Bisogna chiudere la porta a cinque tentazioni fondamentali: il “relativismo delle urgenze”, la “teologia di carta”, la “stabilitas monastica”, la vita consumistica e l’individualismo. Fr. Massimo ha spiegato che tra tutte le urgenze possibili, la prima deve essere amare Dio, che porta poi a far sì che la teologia si faccia carne e non rimanga solo sulla carta. L’invito di Papa Francesco a “uscire da se stessi” vale inoltre come monito per contrastare la “stabilitas monastica”, la vita consumistica e l’individualismo. «La testimonianza, dunque, è la prima forma di evangelizzazione», ha detto.

LA CUSTODIA. «Questo conferenza ci aiuta a vivere la missionarietà in maniera sempre rinnovata, sempre gioiosa. - ha commentato Fr. Marcelo Cichinelli, guardiano del convento della Custodia di San Salvatore - . Ci ha dato delle chiavi di lettura che ci aiutano a chiudere con le tentazioni».

Al termine della conferenza Fr. Massimo ha speso parole positive sulla Custodia di Terra Santa: «La Custodia è sicuramente una perla dell’Ordine con la bellezza e la grazia che i frati vivono in Terra Santa. I frati devono essere generosi nell’esportare questa missionarietà». Tra le sfide che attendono la nuova evangelizzazione, il frate ne individua una fondamentale: «Ascoltare l’invito del Crocifisso di San Damiano: “Francesco, va’”. Nella prima parola c’è la vocazione, nella seconda la missione».

VIVERE TRA I POVERI. Suor Iole, missionaria francescana del cuore immacolato di Maria che vive e lavora a Damasco con la Custodia, era tra l’uditorio. «È vero quello che ho ascoltato - ha raccontato -. La difficile situazione della guerra ci ha spinto ad aprirci. Prima avevamo il nostro quartiere con i nostri ragazzi cristiani, ma poi abbiamo iniziato da quest’anno il progetto di sostegno psicologico per i ragazzi che vivono il trauma della guerra. Abbiamo iniziato a lavorare con cristiani e musulmani e vedo che la nostra testimonianza arriva più a i musulmani a volte. Quando li abbiamo accolti, sono cambiati: il loro stesso viso è più gioioso. La nostra casa e la nostra chiesa fanno parte della loro vita oggi». Per quanto difficile, vivere e testimoniare con la vita è la chiave, dunque. Così ha concluso anche Fr. Massimo: «La strada è una dottoressa grandissima per la Chiesa: Gesù sulla strada ha insegnato, ha operato miracoli, ci ha detto chi è il prossimo, come nella parabola del samaritano. Quindi prima di fare strategie a tavolino, dobbiamo andare nella strada a vedere cosa ci insegnano i poveri. Loro ci danno la nostra identità. Andando nella strada, stiamo con Cristo».

Articolo di Beatrice Guarrera per www.custodia.org



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