News > Quello che ho ve lo dono

19/12/2016 09:00
Verso il Sinodo uno istrumentum laboris di carne e sangue


A cura di P. Pietro Messa, ofm

Michele Impagnatiello, nato a Manfredonia nel 1965, è un ragazzo tipico dei suoi anni: educato cristianamente da genitori di una fede semplice ma schietta, dagli undici ai ventun anni frequenta amicizie che lo conducono a varie esperienze compreso lo stare con una ragazza, fumare marijuana, piccoli furti e altro ancora.

Ma poi cominciano sempre più a emergere domande circa la vita e mentre è a Bologna per lavoro viene invitato nel 1990 a un incontro ad Assisi da cui inizia un cammino di conversione che lo condurrà non solo a vivere secondo il Vangelo, ma anche a diventare francescano. Fattosi frate e diventato sacerdote, per dieci anni è missionario in Africa. Ma nel 2011 è diagnosticato un tumore che lo condurrà alla sua pasqua il 2 luglio 2013.

Ora la pubblicazione Quello che ho ve lo dono. Scritti di fra Michele Impagnatiello (Edizioni Porziuncola, Assisi 2016) permette di conoscere in profondità questo cammino. Gli “Scritti” di fra Michele Impagnatiello non sono un´autobiografia ma un semplice raccontarsi da parte di un francescano, alla luce delle vicende che la vita gli pone davanti. Un libro che può essere anche definito come uno istrumentum laboris per il sinodo dei vescovi del 2018 che avrà come tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Uno strumento di lavoro scritto non con inchiostro e carta, ma nella carne e nel sangue di uomo di questa età post moderna di cui ha condiviso tutto alla luce del Vangelo.

Segue il testo di una pagina estratta dagli Scritti di fra Michele:

Ospedale di Perugia, 19 dicembre 2011.

Oggi, dopo aver fatto le analisi, sono stato ricoverato nell’ospedale di Perugia. Mi hanno riscontrato un problema grave alla colonna. Nel pomeriggio ho fatto la risonanza magnetica e l’esito di questo esame ha mostrato che ho un MIELOMA MULTIPLO CON COMPRESSIONE MIDOLLARE METASTATICA SU D4. È una diagnosi provvisoria che va confermata con altri esami.

Durante l’attesa per fare la risonanza magnetica ho avuto un momento di paura, l’idea di restare dentro la macchina della risonanza per circa un’ora mi creava un senso di claustrofobia. Quando arrivò il mio turno feci passare un altro davanti a me, perché avevo bisogno di un po’ di tempo per motivarmi. Il Signore mi è stato vicino, mi ha dato forza per vincere quella paura, sono entrato in quella macchina: durante tutto il tempo non ho fatto altro che pregare e in particolare meditavo l’Ora di Gesù nel Getsemani. Avvertivo dentro di me la solitudine, il vuoto, l’esperienza del nulla.

La preghiera di Gesù nell’orto del Getsemani, mi ha aiutato molto, ero consapevole di non essere solo; cresceva in me la certezza che quelle mie paure, quel senso di vuoto e del nulla erano stati vinti dal Signore Gesù in quell’Ora del Getsemani. Gesù era con me, stava accanto a me come un amico, come colui che ha vinto la morte.

Ho pregato tanto in quell’ora, in quella macchina; ho ringraziato il Signore per tutto quello che sta facendo nella mia vita, per questo momento che sto vivendo, per questa nuova fase della mia vita. Ho chiesto l’aiuto anche alla Vergine Maria e ai Santi. Ho chiesto perdono al Signore per tutte le mie mancanze e i miei errori. Ho ringraziato il Signore per tutto il cammino che sto facendo, per avermi chiamato alla sua sequela. L’ho ringraziato per l’esperienza missionaria in Africa. In quell’ora ho sperimentato la presenza del Signore. L’ho sentito vicino.

Natale per me è già arrivato, l’Emmanuele il Dio con noi è già nato nel mio cuore in questo momento di prova, in questa nuova fase della mia vita, una fase non facile. Io confido in Te Signore, confido nel tuo amore infinito, confido nella tua Provvidenza che tutto dispone secondo il tuo volere. Visitami con la tua parola affinché io possa nutrimi quotidianamente per fare la tua volontà.







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