News > San Francesco, la Misericordia e il nuovo umanesimo

31/07/2015 23:07
Triduo del Perdono 2015 alla Porziuncola


La solennità del Perdono di Assisi è per i frati della Porziuncola, e per la grande famiglia francescana, la festa più sentita e partecipata, anche da parte del Popolo di Dio bisognoso e desideroso di quel dono che san Francesco chiese ed ottenne in questa piccola chiesetta di campagna.

Proprio perché si avverte la necessità di entrare in contatto con quel mistero grandissimo di amore e misericordia, che ci parla anche di peccato e di male, ci si è voluti preparare con fede a ricevere ancora questo dono, predisponendo il cuore e la mente attraverso l’ascolto della Parola di Dio, di alcune splendide parole di Francesco d’Assisi e dalle ricche meditazioni di S.E. Mons. Paolo Martinelli, Frate Minore Cappuccino e Vescovo Ausiliare di Milano dal 2014.

Durante le tre sere del Triduo, dal 29 al 31 luglio, il Vescovo Paolo ci ha aiutato a riflettere sul tema: S. Francesco, la misericordia e il nuovo umanesimo. Tema scelto non senza riferimento al Convegno che si terrà nel novembre di quest’anno a Firenze dal titolo “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”, un tempo per la Chiesa di affrontare le sfide e i problemi del nostro tempo rimettendo al centro la persona umana che trova la sua pienezza proprio nel Figlio di Dio (Cf. Gaudium et Spes 22).

S. Francesco è stato definito Alter Christus proprio per la sua piena conformazione a Gesù, ma in tutto questo il Poverello di Assisi non si è mai sentito un “perfetto”, quanto piuttosto un bisognoso della misericordia di Dio perché “siamo fermamente convinti che non appartengono a noi se non i vizi e i peccati” (FF 48, RnB c. XVII).

Proponiamo qui alcuni brevi spunti tratti dalle catechesi di queste sere rimandando ai video contenenti la registrazione integrale delle meditazioni.

Durante la prima meditazione di mercoledì sera mons. Martinelli ha affrontato il tema: La misericordia: un cambiamento di mentalità facendo riferimento a S. Paolo nel brano della Lettera ai Romani 12, 1-10, e poi ad un passo del Testamento di s. Francesco alle Fonti Francescane 110.

“Non conformatevi a questo mondo” dice S. Paolo ai Romani, e quanto vale anche per noi oggi questa esortazione! La nostra vita è segnata dal peccato e solo l’amore di Dio può salvarci e aiutarci a “cambiare direzione” per non seguire le mode passeggere, ma la verità che è Cristo Gesù. Siamo immersi nella misericordia di Dio, che non è una bacchetta magica che trasforma la nostra vita senza fatica, ma è la possibilità di ripartire ogni volta che, dopo aver sbagliato, ci affidiamo alle mani tese del Padre che non attende altro di risollevarci. La società di oggi ci permette di fare tutto, ma poi è sempre pronta a accusarci degli errori che compiamo, marchiandoci a fuoco e non dandoci una seconda possibilità. Quello che invece fa Dio da sempre con noi: crede nell’uomo e gli concede infinite possibilità di ripartenza. Siamo malati, dobbiamo riconoscerlo senza paura, e chiedere a Dio di guarirci con la medicina della sua misericordia, così accadde a S. Francesco a cui il Signore usò misericordia e trasformò l’amaro in dolcezza di animo e di corpo. La misericordia non è quindi un generico modo di sentire, ma introduce una nuova mentalità di stare nel mondo.

Nella seconda riflessione di giovedì 30 luglio fr. Paolo ci ha parlato della “La Misericordia rigenera l’umano” partendo dal Vangelo di Luca 15, 1-10, e dalla Lettera a un ministro alle Fonti Francescane 235. La nostra vita viene rilanciata in maniera potente dal perdono di Dio, la misericordia ha una capacità rigenerativa dell’umano, essa è davvero se stessa quando rivaluta, promuove e trae il bene da tutte le forme di male esistenti nel mondo e nell’uomo. Non è solo cancellare un debito, ma la capacità di Dio di usare misteriosamente anche il male per un nuovo percorso di bene.

I due brani ci portano al cuore della questione: nel brano del Vangelo Gesù mostra come è venuto per i peccatori e non per i sani e restare con loro è il modo migliore per incontrarli e salvarli. Francesco poi agisce con un perdono senza fondo, che rilancia continuamento il rapporto con l’altro. Egli mostra come la misericordia rigenera l’altro alla vita nonostante qualsiasi peccato, proprio il contrario di quello che spesso facciamo noi quando diciamo a una persona che ci ha tradito: “per me tu sei morto!”.

L’ultimo momento di catechesi di venerdì è stato incentrato sul tema: “La misericordia rende l’uomo capace di lode a Dio” prendendo spunto dal libro della Genesi 15, 1-10 e dal Cantico di Frate Sole alle Fonti Francescane 263. Sua eccellenza ha sottolineato il rapporto tra persona umana, intesa come relazionalità uomo-donna, e tutto il creato. L’uomo redento è un uomo perdonato capace di un canto nuovo, così come dice s. Agostino, e cioè di dar lode a Dio.

In Francesco d’Assisi questa capacità è espressa in modo mirabile nel Cantico di Frate Sole ed ecco perché si sono accostati il brano della Genesi, dove Dio affida il creato all’uomo, con lo spirito di restituzione del Cantico, uno spirito di lode e ringraziamento. Non è un inno spensierato, come potrebbe sembrare a prima vista, ma scritto da Francesco alla fine della sua vita dopo un lungo cammino di sequela di Gesù fino alle stimmate, dove il poverello diventa uomo conformato perfettamente a Cristo anche e soprattutto nel dolore della Sua passione. Francesco vive il rapporto con la realtà in modo così sublime e pieno perché è un uomo profondamente riconciliato con se stesso, con gli altri, con le cose e con Dio. La misericordia lo ha reso cantore della lode per tutte le creature che è espressione di un nuovo umanesimo: l’uomo è tale se è capace di lode, ecco la vera statura dell’uomo!

Essere uomini nuovi in Cristo, capaci così di conversione e di agire “fuori schema” nella logica del mondo per poter essere rigenerati dalla misericordia di Dio al fine di rinnovare le nostre relazioni con noi stessi, gli altri, il creato e Dio. Con questa forza e consapevolezza iniziamo quindi a vivere la solennità del Perdono di Assisi e il nostro grazie va a Mons. Paolo Martinelli che si è fatto strumento della grazia di Dio aiutandoci a vivere al meglio questo momento di gioia.







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