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venerdì, 16 novembre 2018
Rosa d’argento 2015 03 Ott 2015

Testimonianza di sorella Teresa Martino

Nel Refettorietto del Convento Porziuncola, questa mattina come ogni 3 ottobre da alcuni anni, è stato conferito il riconoscimento “Rosa d’argento” a colei che è stata designata Frate Jacopa 2015, una donna che di anno in anno viene indicata per la convinta ed incisiva testimonianza di fede, speranza e carità.

Quest’anno Frate Jacopa, il cui nome richiama l’amica che ebbe la grazia – da lui stesso convocata – di assistere Francesco d’Assisi negli ultimi momenti di vita, è suor Teresa Martino dell’Opera Fratel Ettore di Milano.

Nel video incluso in fondo a questa pagina i saluti e interventi di personalità del Comune e dello Storico Cantiere di Marino, del Sindaco di Assisi Antonio Lunghi, del Custode della Porziuncola p. Rosario Gugliotta, di S.E. Mons. Erminio De Scalzi Vescovo ausiliare di Milano e, naturalmente, la testimonianza di suor Teresa:

 Sono sorella Teresa Martino, sono nata in Abruzzo, a Chieti, il 18 ottobre del 1952. Fin da piccola innamorata dei libri, delle parole e della scrittura, a 17 anni decido di sostenere l’esame di ammissione all’Accademia Silvio D’Amico a Roma: “voglio diventare un’attrice di teatro”, pensai.

Ci riuscii, e il mondo del teatro diventò il mio mondo. Solo verso i trent’anni, le tante domande di senso che mi ponevo, ma che fino ad allora avevo accantonato senza risposta, diventarono vere e proprie esigenze esistenziali e non mi diedero più tregua. Messa alle strette, iniziai un lungo pellegrinaggio interiore alla ricerca di quella parte di me che ora implorava di nascere. Era l’immagine di Dio in me, la mia vera identità che chiedeva di venire alla luce, perché non puoi ignorare Dio senza perdere te stessa.

26 febbraio del 1985: questa è la data memorabile della mia conversione. Quando la mia fame di Dio, la mancanza di Dio, che era l’unica ragione del mio star male, quando questa fame fu saziata dall’abbraccio della Sua misericordia, e ricevetti il dono della fede, cambiai vita radicalmente.

Lasciai il teatro e cominciai a studiare teologia. Il Signore mi stava chiamando ed io sentivo forte il desiderio di offrire la mia vita, ma non sapevo come. Nell’autunno del 94 l’incontro decisivo, conobbi fratel Ettore religioso dell’Ordine di san Camillo: “mi occuperò dei poveri!” pensai, “e anche di questo frate che ha tanto bisogno di aiuto visto che, tutto immerso nella carità a favore dei più disperati, non trova quasi il tempo di mangiare o riposare!”.

Restai al suo fianco per 10 anni, e lo assistetti nell’ora della morte, ricevendo da lui l’eredità dell’Opera fondata a favore dei poveri più poveri: “Portala avanti, ce la farai!”, mi disse fratel Ettore prima di raggiungere quel Signore che aveva servito per tutta la vita con eroico e appassionato amore.

Ad una settimana dalla sua morte ecco che due giovani, (Ester e Laura), si mettono al mio fianco: “Il Signore non mi lascia sola!” pensai.

Oggi, ad undici anni dalla morte di fratel Ettore, l’Opera continua il suo percorso di carità ed accoglienza dei più diseredati, anche con una missione in Colombia, a Bogotà. Le case di accoglienza in Italia, i così detti Rifugi del Cuore Immacolato di Maria (così chiamava le sue case fratel Ettore), quello di Novate, quello di Milano, quello a Seveso (dove sorge Casa Betania, casa madre dell’Opera, nella cui chiesa fratel Ettore è sepolto) ed anche il rifugio di Bucchianico (nel paese natale di san Camillo), sono tutti funzionanti e pieni di poveri.

Da qualche settimana un’altra giovane donna, (Flavia), si è unita a noi ed io penso: “forse il Signore ci farà crescere, forse un domani saremo una piccola famiglia religiosa…”, ed ho il cuore gonfio di gratitudine e d’amore per quel Dio che supera sempre ogni nostra più fantastica aspettativa…

Ora vorrei dire qualcosa su questo riconoscimento che mi onora grandemente. Ogni segno di riconoscenza per il lavoro svolto, ogni segno di stima, li vivo davvero come provenienti dalla tenerezza di Dio, dalla Sua misericordia china su di me, su tutti noi.

“Francesco vive il rapporto con la realtà in modo così sublime e pieno perché è un uomo profondamente riconciliato con se stesso, con gli altri, con le cose e con Dio”, sono parole di mons. Martinelli, pronunciate in occasione del triduo sul perdono celebrato in luglio ad Assisi, e continua: “La misericordia lo ha reso (Francesco) cantore della lode per tutte le creature … l’essere umano è tale se è capace di lode, ecco la vera statura dell’uomo e della donna!”.

Potessi io somigliare un pochino a san Francesco, ma cosa dico?! Potessi somigliare almeno un pochino ad un filo della sua tonaca. E lodare il Signore con tutto lo slancio di cui sono capace e manifestare, con tanta umiltà, tutta la gioia che provo nel ricevere la rosa d’argento di santa Jacopa dé Settesoli.

Sorella Teresa

 

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