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giovedì, 23 maggio 2019
Monsignor Sorrentino: “Apriamo un museo che vogliamo diventi una postazione di pace” 17 Mag 2018

Inaugurazione del Museo della Memoria con la cappellina di Gino Bartali al Vescovado di Assisi

Dopo la partenza del Giro d’Italia dalla piazza della Porziuncola, ieri 16 maggio il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, ha inaugurato i locali del Vescovado del nuovo “Museo della Memoria, Assisi 1943-1944” e della Cappellina di Gino Bartali dedicata a Santa Teresina del Bambin Gesù, donata dalle nipoti Gioia e Stella Bartali.

Alla presenza dell’Ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede, Oren David e dell’Ambasciatore d’Israele presso lo Stato Italiano, Ofer Sachs, e delle tante autorità presenti, Monsignor Sorrentino ha sottolineato che il Museo “racconta di una luce nel buio. Il buio pesto è la tragedia della shoah. La luce è l’apertura di cuore che qui ad Assisi si fece accoglienza e salvezza per circa trecento ebrei”.

In particolare Sorrentino ha ricordato l’opera del vescovo Giuseppe Placido Nicolini, del suo segretario don Aldo Brunacci, del frate minore della Provincia Serafica p. Rufino Niccacci, della Clarissa di San Quirico Suor Giuseppina Biviglia, suor Ermella Brandi, i tipografi Luigi e Trento Brizi, tanti assisani, e con loro un campione dell’intera Italia come Gino Bartali: questi si fecero tessitori di una rete di solidarietà, affrontando il rischio e sconfiggendo l’indifferenza. Furono “giusti”, come Israele li ha riconosciuti.

“Poca cosa – ha proseguito il vescovo – , certo, confrontata con le cifre delle vittime, con gli orrori dei lager, con l’accecamento di regimi anti-democratici intrisi di nazionalismi e ideologie di morte, mortificanti insieme la libertà e la vita. Poca cosa. Ma qualcosa fu, e rimane indelebile. Questo museo – ha affermato – , come tante simili istituzioni sparse per il mondo, sta a dire: mai più! Mai più all’antisemitismo e all’antiebraismo che possono sempre riemergere sull’onda del pregiudizio. Mai più ad analoghi atteggiamenti mentali e politici che, come verso gli ebrei, possono sorgere verso qualunque popolo, religione e cultura, seminando diffidenza e odio fino alla xenofobia e al genocidio programmato. Mettere oggi questo segno della memoria nel cuore dell’Assisi cristiana vuole essere un manifesto di fede, di cultura, di vita”.

Il vescovo Sorrentino si è poi soffermato sulle tre ‘luci’ che risplendono sul museo e rimbalzano oltre di esso: il Santuario della Spogliazione, l’Opera Casa Papa Giovanni e Gino Bartali. “La prima luce viene dal Santuario della Spogliazione, in cui il museo è integrato – ha precisato il vescovo –. Questo concetto di ‘spogliazione’, messo in luce con il nuovo Santuario, ma da sempre inciso in queste pietre, rinvia a ciò che ottocento anni fa il giovane Francesco fece, proprio tra queste mura, spogliandosi di tutto, per diventare un uomo libero, povero e disarmato, per inaugurare un modello di vita e di società improntato alla fraternità. La seconda luce viene da quanto questa Chiesa di Assisi ha voluto realizzare erigendo, nel dopo Concilio, l’Opera Casa Papa Giovanni. Il museo della memoria, germogliato dentro quest’Opera diocesana, con l’ideazione e la realizzazione appassionata di Marina Rosati e di quanti hanno collaborato con lei, riflette questa luce del Concilio, ed è un richiamo al dialogo senza frontiere, un sì detto a tutti i giusti della storia, un no detto a tutte le ingiustizie, a quanti oggi, come ieri gli ebrei perseguitati e massacrati, sono vittime di qualunque azione di possesso, di occupazione, di sfruttamento, di razzismo, di emarginazione. È come il faro di un porto, che ruota, con la sua luce, per individuare in tutte le latitudini vittime da difendere, da proteggere, da salvare, come fece per gli ebrei l’Assisi degli anni della shoah. La terza luce viene da quel grande campione che fu Gino Bartali. Egli fu un campione dello sport, ma anche un campione della vita e della fede. La famiglia Bartali ha voluto porre qui, nella cornice di questo museo, la cappellina nella quale egli esprimeva una fede intensa, che dava energia a tutta la sua vita, anche alle sue infaticabili e irresistibili pedalate. Quella fede, legata anche alla devozione ad una grande santa del nostro tempo, Teresa di Lisieux, che amava dirsi ‘piccola’ come Francesco amava chiamarsi ‘piccolino’, gli infuse il coraggio di affrontare ogni rischio nascondendo nella canna della sua bicicletta documenti falsi, che erano in realtà degli attestati della dignità di ciascuna persona, diventando così postino di libertà e di vita”.

“Dalla città di San Francesco non può non levarsi un grido di condanna contro ogni forma di violenza sproporzionata soprattutto quando colpisce gli innocenti – ha precisato il sindaco di Assisi Stefania Proietti –. Ciò che sta accadendo in Terra Santa, trova origine nella mancanza, da troppo tempo di dialogo tra le parti. Odio e violenza si possono disinnescare solo con il dialogo. Assisi, città di San Francesco, città della pace, città gemellata con Betlemme, città che vuole essere vicina ai più poveri, ai perseguitati, agli oppressi, come un ponte non può appartenere all’una o all’altra parte. Invitiamo perciò ogni parte a riprendere il tavolo dei negoziati per parlare. Vi invitiamo – ha precisato – a farlo proprio ad Assisi. Il dialogo diretto tra le parti è l’unica strada. Per l’esempio di vita e la testimonianza viva di san Francesco, come ha mostrato al mondo San Giovanni Paolo II Assisi può diventare il luogo del dialogo per costruire la pace, il luogo in cui ciascuno può farsi strumento di pace. Per favore venite ad Assisi e date al mondo la speranza della pace”.

Dopo l’intervento di Daniela Fanelli, direttrice dell’Opera Casa Papa Giovanni, sono intervenuti Gioia Bartali, nipote di Gino Bartali e Mauro Vegni, direttore del Giro d’Italia che hanno ricordato la figura del grande campione che ha percorso chilometri per salvare tanti ebrei. “Mio nonno – ha dichiarato Gioia – era un uomo di pace. Grazie alla sua fede – ha aggiunto – ha trovato la forza di pedalare in questi viaggi del silenzio per salvare tanta gente di cui lui non sapeva neanche l’identità, ha testimoniato la presenza in lui di una grande vocazione. Mi auguro che mio nonno in questo Museo continui ad essere un’espressione di solidarietà e soprattutto che il Giro d’Italia continui ad essere testimonianza di pace, solidarietà, fratellanza come lo è stato questo anno unendo con una bicicletta due Paesi”.

Dopo la presentazione nel Santuario si è scesi nei sotterranei del Vescovado per il taglio del nastro del nuovo Museo e la visita guidata di tutto il percorso espositivo (compresa la cappellina di Gino Bartali) che si affaccia su un belvedere, Giardino dei Giusti di Assisi.



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