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mercoledì, 21 aprile 2021
Ad Aleppo, presso l’ex collegio di sant’Antonio 25 Ago 2018

Un “Centro Socio-Terapico Francescano”

È stato inaugurato, il 25 giugno ad Aleppo, il Centro Socio-Terapico Francescano, situato nell’ex Collegio di sant’Antonio. Fr. Rachid Mistrih, Ministro Regionale della Regione San Paolo, ha benedetto i nuovi locali e i tre nuovi campi sportivi, due di calcio e uno di pallacanestro.

All’evento hanno partecipato rappresentanti del clero, religiosi, religiose e molta folla in gioia per questa nuova iniziativa, unica in tutta la Siria. Tanti gli interventi nel corso della cerimonia.

Fr. Firas Lutfi, superiore del collegio e direttore del Centro, ha salutato e ringraziato tutti i presenti, in particolare il Ministro rappresentante del Custode di Terra Santa.

Fr. Firas ha spiegato l’importanza e la necessità di avere un Centro ad Aleppo per curare le ferite più nascoste nell’animo dei bambini sopravvissuti alla più terribile e tragica guerra del secolo.

Le conseguenze drammatiche non solo quelle visibili, come mutilazioni e distruzione esterna ovunque nella città martire, ma soprattutto dentro l’animo umano, perché paura e terrore hanno destabilizzato la vita di ognuno.

Fr. Rachid, che ha portato i saluti del Custode, Fr. Francesco Patton e del Governo della Custodia di Terra Santa, ha ribadito che la Custodia non si stanca di sostenere le iniziative e il lavoro che i Frati francescani continuano a svolgere ad Aleppo e in tutta la Siria, senza ar rendersi davanti alla tentazione di scappare o rimanere indifferenti di fronte al dramma più eclatante del secolo. Accanto all’emergenza fisica e di ricostruzione delle pietre, occorre ridare senso profondo alla vita di migliaia di bambini traumatizzati perché sono il futuro della società e della Chiesa siriana. I traumi e le ferite nascoste, frutto di questa lunga e terribile guerra, vanno curati e presi sul serio mediante persone qualificate e programmi ben studiati per risanare gli animi distrutti e sfiduciati, ridando loro speranza e gioia.

Quest’opera si inserisce nel contesto degli 800 anni di presenza francescana in Siria e nel Medio Oriente, presenza che sin dalle origini fu amorosa e compassionevole accanto ai più bisognosi e sofferenti.

Sono poi intervenuti i vari responsabili dei settori che compongono il progetto. Ciascuno ha descritto le attività che svolge per aiutare i bambini nati o vissuti durante la guerra a superare le difficoltà. Il progetto si chiama “arte terapeutica” perché si prefigge di curare i traumi, non solo con le classiche terapie, sicuramente utilizzate, ma soprattutto contando sulla capacità e l’efficacia dell’arte, della musica e del teatro per ridare senso alla vita del bambino.

Attraverso la bellezza dell’arte si combattono la disperazione e lo stress che hanno distrutto gioia e serenità dei bambini ed i brutti ricordi della guerra, la violenza subita ogni giorno e per anni, si possono superare grazie all’aiuto concreto di persone competenti nel campo umanistico.

Considerando che sin dall’inizio della guerra gli specialisti dei diversi ambiti hanno abbandonato il Paese, è assai importante apprezzare i pochi rimasti sul campo. Il team di lavoro, davvero qualificato, è composto da 40 persone, con l’obbiettivo di offrire, al maggior numero di bambini e ragazzi, la possibilità di curarsi sviluppando i propri talenti nello sport, musica, teatro, pittura, scultura, nuoto, ecc.

Consapevoli che per attuare simili attività occorrono molte risorse economiche, senza gravare sulle famiglie aleppine che vivono sotto il livello di povertà, questo progetto darà una mano valida ai genitori nel promuovere i talenti dei propri figli. Il Centro è anche un’opportunità di lavoro per tante famiglie. La durata del progetto è prevista per due anni, ma nel caso si trovassero altri fondi potrà durare più a lungo. La riuscita del progetto consiste proprio nella sua continuità perché garantisce la possibilità ad un maggior numero di giovani di esserne beneficiari, dando il tempo necessario per maturare i loro talenti.

Non solo i bambini potranno godere del progetto, ma anche i genitori e gli adulti. La consultazione psicologica, la collaborazione e il dialogo con i genitori, garantiscono più efficacia al benessere dei figli. Spesso, le problematiche di stress e aggressività dei figli, sono le conseguenze di episodi non risolti dei genitori, come situazioni di separazione o perdita tragica di un membro della famiglia. Dunque, è indispensabile il coinvolgimento famigliare nel contesto educativo in genere, ma in particolare nella terapia di cura psico-socio-pedagogica. Gli incontri mensili con i genitori, insieme alle attività programmate e continuative, sono un auspicio per la riuscita del progetto.

Va sottolineata l’importanza del luogo. Ad Aleppo, infatti, non esistono realtà dotate di spazi, natura e clima accogliente. Il collegio di Terra Santa, come agli aleppini piace chiamare il collegio di sant’Antonio, ha tutte le prerogative per essere il luogo ideale per svolgere tali attività.

Infatti, oltre ai campi da calcio e di pallacanestro, per rendere la struttura adatta al progetto, ne è stato restaurato l’interno, dove si svolgono le varie attività.

Il Collegio, che da sempre per gli aleppini era luogo di svago e spazio per le varie attività pastorali, durante la guerra è rimasto l’unico luogo in assoluto per i cristiani rimasti, dove trascorrere il tempo e sentirsi una famiglia forte, combattendo quel senso di decrescita numerica, visto che ad Aleppo da 250mila sono rimasti 30mila cristiani.

Il Collegio ospita proprio tutti i cristiani per recuperare le energie, ricaricandosi umanamente e spiritualmente. I Frati accolgono con animo lieto e con generosità tutti, senza distinzione di rito o posizione sociale. Sono tutti fratelli e sorelle in Cristo. Il numero di bambini e ragazzi, dai 6 ai 17 anni, che frequentano il Centro sono 500.

Il progetto era partito due mesi prima dell’inaugurazione ufficiale. La comunità del collegio di sant’Antonio ad Aleppo (Fr. Eduardo Tamer e Fr. Firas Lutfi) e la fraternità di tutta Aleppo, continuerà la missione di stare accanto ai bisognosi e sofferenti, nel corpo e nello spirito, perché “È dando che si riceve” (Preghiera Semplice) e, come dice Gesù nel Vangelo di Matteo: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).

Fr. Firas Lutfi, ofm

Per info e donazioni a favore di questo o di altri progetti, visita il sito ATS pro Terra Sancta.



Aiuto Aleppo Bambini Francesco Patton Siria Solidarietà Terra Santa

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