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Seconda parte della riflessione di p. Gianluca Zuccaro 27 Apr 2020

Con lo sguardo di San Francesco

Pubblichiamo la seconda parte della riflessione di p. Gianluca Zuccaro (vedi prima parte)

Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità” 

Se provassimo a trasferire questo semplice ragionamento alla nostra casa comune capiremmo forse perché è importante, anzi necessario, per la nostra stessa vita fare spazio all’”altro” nel senso più ampio del termine. Si tratta di scelte molto concrete e quotidiane, come concreto e quotidiano è l’amore. Si tratta di dar modo all’altro di poter coltivare la terra nel luogo dove abita senza esserne i primi saccheggiatori, magari favorendone, con i nostri acquisti, uno spregiudicato disboscamento. Oppure ci renderemmo conto che lo spreco di taluni beni della creazione, primo fra tutti l’acqua, da parte di un gruppo ristretto di persone, mette in grave crisi lo sviluppo dell’agricoltura in zone di per sé già povere costringendo molte popolazioni a migrare lontano da quei luoghi così importanti per la loro storia ma ormai trasformati in deserti, come sta avvenendo per vaste zone dell’Africa meridionale.

La scomparsa di interi gruppi etnici e dei loro vasti patrimoni culturali avrebbe inoltre delle ripercussioni importanti sull’intera umanità che si scoprirebbe indebolita al suo interno perché meno articolata e complessa e incapace di affrontare le sfide che i nostri tempi le pongono davanti. Accanto a ciò, e con le debite differenze, sottolineiamo come anche la perdita della biodiversità renderebbe il nostro ambiente naturale più vulnerabile: infatti, coltivare un solo tipo di prodotto, come avviene in molte parti dell’America Latina, fa sì che l’attacco di un solo tipo di parassita diventi potenzialmente capace di distruggere interi raccolti e di gettare nella miseria intere popolazioni. Capiremmo anche perché non è accettabile che una società industriale continui a riversare nell’atmosfera tonnellate di gas-serra capaci di alterare in maniera irreversibile il clima dell’intero pianeta costringendo noi tutti, e soprattutto i più poveri tra noi, a vivere sotto l’assedio di eventi metereologici di grande violenza e non più facilmente prevedibili, come avvenuto qualche anno fa in Louisiana a causa dell’uragano Katrina o come, più recentemente ma con intensità molto minore, sulle coste del Mediterraneo nei diversi casi di “bombe d’acqua” verificatisi in estate.

Alla luce di ciò ci sentiremmo chiamati a ricostruire un mondo più umano anche sul piano degli scambi commerciali. L’appello alla ricerca di un nuovo paradigma economico capace di includere tutti e che abbia la crescita nella virtù come obbiettivo piuttosto che quella del guadagno è oggi quanto mai forte. Si parla di “economia civile”, ovvero di un’economia basata su una visione integrale dell’uomo che ne contempli tutte le dimensioni, da quelle più strettamente umane a quelle spirituali. A riguardo grandi sono le aspettative sull’incontro voluto dal Papa tra i giovani economisti di tutto il mondo che a marzo del 2020 rifletteranno ad Assisi su una nuova strada per l’economia della casa comune, un’economia “integrale” rispettosa di ogni uomo e del suo ambiente.

Con lo sguardo di san Francesco 
Questa è solo una delle tante iniziative sorte sulla scia degli insegnamenti dell’enciclica Laudato si’ che ci invita ad assumere un ruolo non da spettatori, ma attivo e propositivo rispetto a problematiche oggi così importanti per la nostra vita. Siamo indubbiamente in un tempo di grandi mutamenti, e non solo di tipo climatico. Questi possono portare l’intero pianeta e la civiltà umana verso una nuova era che può farci vivere in sintonia con quel sogno che il nostro Dio ha per ognuno di noi e per l’umanità intera. Questo, però, a condizione che l’uomo si riscopra protagonista della sua storia e non subisca in maniera ineludibile tali mutamenti ma sappia diventarne colui che li realizza orientandoli alla volontà di Dio, seguendo la mappa del Vangelo.

Solo così quel desiderio di Dio per il mondo fatto di attenzione agli ultimi e di condivisione dei beni potrà prendere forma. Allora il nostro sguardo verso la creazione non sarà più quello dei predatori, ma quello di chi in essa sa contemplare l’opera magnifica del suo Creatore. Tale sguardo, però ricordiamo, è un dono da chiedere all’«Altissimo bon Signore» che passa necessariamente per la conversione personale; è quello sguardo sul mondo e sull’uomo trasfigurati, lo stesso con cui Francesco d’Assisi al termine della sua vita poté cantare le lodi della creazione e riconoscere in tutti i suoi elementi fratelli e sorelle esclamando «Laudato si’, mi Signore!». Questo sguardo è quello che ci fa comprendere che il sogno di Dio sul mondo è quello in cui l’uomo gli restituirà la creazione arricchita di quello stesso amore che Egli gli dona nel Suo Figlio. Così tutto il creato trasfigurato dall’amore, con tutte le sue ferite ormai risanate, assumerà un volto nuovo e si avvierà ad entrare nella gloria della Gerusalemme celeste, fatta di cieli nuovi e terra nuova, dove vivremo con Dio per sempre (cf. Ap 21,1). 

 



Gianluca Zuccaro Laudato si’ Riflessione Rivista Porziuncola San Francesco The Economy of Francesco

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