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Commento di fr Giuseppe Buffon all’intervento del segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, durante la sua visita a Taranto 25 Mag 2019

Il grido della Terra e quello degli ultimi

«Il mio auspicio è che Taranto diventi un laboratorio di quella ecologia integrale che intende guardare al mondo nel modo più adeguato, dove la dimensione della sostenibilità economica dell’intrapresa non soverchi quella sociale e non vada a detrimento di quella ambientale. La crisi complessa che sta vivendo il mondo e di cui Taranto è emblema, non può trovare delle risposte settoriali: tutto è intimamente connesso».

Le affermazioni pronunciate dal segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, durante la sua visita a Taranto, per noi, Pontificia Università Antonianum, assumono il valore, non solo di una conferma, bensì di un forte incoraggiamento. Proprio a Taranto, nella sede della Camera di Commercio, lo scorso anno, stimolati da una riflessione di Enrico Giovannini, fondatore dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis), e da una di Mauro Magatti dell’Università Cattolica, ponevamo, a un gruppo di imprenditori locali appartenenti all’associazione Costellazione Apulia, alcune domande: «Quali le strategie manageriali adottate per affrontare i costi di un modello di sostenibilità imprenditoriale, che sia rispettoso delle risorse, attento agli effetti del degrado ambientale e sensibile alle conseguenze sulle economie fragili, alle crisi migratorie e alla salvaguardia lungimirante dei diritti delle generazioni future? Quale importanza viene attribuita, nella vostra attività imprenditoriale e dal vostro assetto manageriale, al tema della formazione, con speciale riferimento alle questioni ambientali e di sostenibilità, tanto in ambito produttivo che in ambito di consumi? Quali risorse siete disposti a impiegare a servizio del menzionato impegno formativo?».

Eravamo approdati a Taranto dopo un approfondimento pluriennale su temi dell’ecologia integrale. Il nostro progetto, infatti, aveva avuto origine all’inizio del 2016, quando, all’indomani della pubblicazione della Laudato si’, avevamo interpellato una quindicina di esperti di letteratura, storia, economia, diritto, filosofia, etica, teologia e dialogo interreligioso, chiedendo anche a loro di riflettere sul fondamento francescano della Laudato si’. Il risultato di un lavoro annuale venne condensato in un volume: Omaggio dell’università Antonianum alla Laudato si’. Successivamente era nata la convinzione, che per un impianto scientifico dell’ecologia integrale, fosse necessario dare avvio a una riflessione interdisciplinare, orientata a definire con maggiore chiarezza la natura, le caratteristiche e le modalità teoriche e pratiche di una interdisciplinarietà, capace di orientare un pensiero nuovo e una concezione nuova di sapere, nonché un nuovo umanesimo, atto a indicare vie di soluzione alla crisi ambientale e sociale, dovuta alla inequità, che causa conflitti, disgregazione, scarti.

La questione interdisciplinare è stata recentemente affrontata nel corso di tre seminari dei quali gli Atti sono in fase di preparazione. Nel secondo di questi incontri, svoltosi a Taranto, con l’obiettivo di raccogliere dalle imprese dati utili a potenziare la “conoscenza dal basso”, abbiamo percepito come, in realtà, le imprese non siano solo serbatoi di esperienze economico-lavorative, bensì protagoniste in una società che cerca vie di uscita dalla crisi, e ambientale e sociale. In realtà, le imprese sono i principali soggetti politici di un cambiamento sociale e culturale, in risposta alla crisi medesima. Non l’accademia, dunque, ma le imprese meritano di essere poste al centro di un progetto di cambiamento sociale, cui la medesima accademia deve collaborare in una posizione subalterna, ovvero di servizio all’intrapresa. Si tratta, cioè, a nostro avviso, di avviare una circolarità tra accademia e impresa, tra pensare e agire: vale a dire, di “innescare” un dialogo, che solo può coinvolgere differenti livelli della società civile, per giungere a una governance capace di favorire il bene comune.

Sulla base di queste riflessioni, avviando l’istituzione di un diploma biennale in ecologia integrale, diretto a futuri animatori della “cura della casa comune”, sia a livello di istituzioni educative, sia a livello professionale e imprenditoriale, abbiamo ritenuto necessario inserire, fra le varie iniziative, una tre giorni con gli imprenditori, durante la quale poter operare un trasferimento di esperienze, in grado di generare nuova impresa, nuova economia, nuova società, nuova cultura.

La tre giorni studenti-imprenditori conclude i lavori svolti nell’ambito del master, avviato lo scorso mese di ottobre, dando modo agli studenti di verificare l’efficacia applicativa di nozioni apprese sia nelle lezioni frontali, sia durante laboratori interdisciplinari, offerti sempre da accademici. Per predisporre questa tre giorni conclusiva, finalizzata a favorire l’incontro tra studenti e imprenditori — sensibili alla necessità di trovare nuovi paradigmi economici, lavorativi, sociali e culturali — abbiamo ritenuto, in accordo con il Consorzio Apulia e Askesis, di aprire tre “tavoli di lavoro” per le imprese a Taranto, con sede nella Camera di Commercio cittadina.

L’obiettivo di quest’ultima si dimostra analogo a quello prospettato da Papa Francesco nella Laudato si’. «In ogni discussione riguardante un’iniziativa imprenditoriale si dovrebbe porre una serie di domande, per poter discernere se porterà a un vero sviluppo integrale: Per quale scopo? Per quale motivo? Dove? Quando? In che modo? A chi è diretto? Quali sono i rischi? A quale costo? Chi paga le spese e come lo farà? In questo esame ci sono questioni che devono avere la priorità. Per esempio, sappiamo che l’acqua è una risorsa scarsa e indispensabile, inoltre è un diritto fondamentale che condiziona l’esercizio di altri diritti umani. Questo è indubitabile e supera ogni analisi di impatto ambientale di una regione» (185).

Proprio sulle questioni che hanno la priorità si è riflettuto nel corso del primo tavolo di lavoro: Da quale situazione ambientale e sociale partiamo per fare impresa? Quali sono i dati dell’ambiente e della società da cui non possiamo più prescindere, quando progettiamo un’iniziativa imprenditoriale? Avere cognizione piena della realtà è indispensabile per non costruire sulla sabbia; è condizione imprescindibile per una imprenditorialità di lunga durata e veramente efficace. Vogliamo credere che l’esercizio della responsabilità di impresa non sia disgiunto dal perseguire una efficacia imprenditoriale: efficacia non solo economica, ma anche sociale, umana e valoriale, nel senso di «orientata a soddisfare pienamente i canoni di felicità», per altro, già indicati dal Fil (Felicità interna lorda).

Nel secondo tavolo di lavoro per le imprese, per il quale si è lavorato con l’aiuto di Simona Beretta, dell’Università Cattolica di Milano, e di Andrea Piccaluga, dell’Università Sant’Anna di Pisa, ci siamo invece soffermati a riflettere sulle nuove economie e sul loro influsso sull’assetto dell’impresa. Inoltre, con l’aiuto di Simone Feder, psicologo e cofondatore del movimento No Slot, della comunità Casa del Giovane di Pavia, abbiamo analizzato anche un aspetto dell’anti-economia, che oggi ancora non si vuole considerare: il gioco d’azzardo, che al genio e alla creatività dell’imprenditoria sostituisce la dea bendata, all’impegno lavorativo e alla responsabilità il destino di una fantomatica fortuna, alla visione di un progetto concernente il futuro, il delirio di una emozione immediata. In vista della formazione professionale degli studenti di ecologia integrale, personale dell’Università e imprenditori ci siamo poi interrogati su una questione che ci accomuna: «Quale collaborazione tra impresa e università? Quale l’apporto degli imprenditori in termini di bagaglio di esperienza, al fine di una più integrale formazione delle nuove generazioni, non solo di tecnici, ma anche di operatori sociali e politici?».

«Si torna a casa con la gioia e la speranza nel cuore dopo due giorni di seminario a Taranto con imprese capaci di futuro». Così scrive un rappresentante dei movimenti ecologisti, Massimo Di Maio, che nell’ottica dell’ecologia integrale, è stato presente con noi a uno dei seminari tarantini: «Grazie di cuore a Camera di Commercio di Taranto, Costellazione Apulia, Consorzio di imprenditori che da anni lavorano alla sostenibilità, Askesis e Pontificia Università Antonianum, l’ateneo francescano che ci ha infuso la gioia del camminare insieme. Ci siamo messi in viaggio verso la realizzazione del progetto di Rete internazionale per l’ecologia integrale. Vogliamo mettere insieme il grido della Terra e il grido degli ultimi. Vogliamo conservare gli ecosistemi ponendo attenzione alle dimensioni umane, sociali e culturali. Il viaggio parte da Taranto, città ferita da un modello economico e sociale che ha devastato l’ambiente e ha colpito la salute delle persone. Ma Taranto è anche una città bellissima, porta verso il Mediterraneo, piena di energie pronte a mettersi in gioco su nuovi paradigmi culturali».

di Giuseppe Buffon

Fonte Osservatore Romano



Ecologia Giuseppe Buffon Pietro Parolin

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