VENERDI della XXIV sett. del T.O. SS. ANDREA KIM TAE-GŎN e compagni, martiri – MEMORIA (rosso)
venerdì, 20 settembre 2019
San Francesco esclamò: “Ora posso dire con sicurezza di avere cinque Frati Minori” 16 Gen

PRIMI MARTIRI FRANCESCANI

Oggi la Chiesa e la Famiglia francescana ricordano i Santi protomartiri: Berardo da Calvi, Ottone da Stroncone, Pietro da Sangemini, Accursio Vacuzio e Adiuto da Narni. Furono i primi missionari inviati da San Francesco nelle terre dei Saraceni. Giunti nella Spagna, sprezzanti del pericolo, cominciarono a predicare la fede di Cristo nelle Moschee. Condotti dinanzi al Sultano e imprigionati, e poi trasferiti nel Marocco con l’ordine di non predicare più il nome di Cristo, continuarono con estremo coraggio ad annunciare il Vangelo. Per questo furono crudelmente torturati e, infine, decapitati il 16 gennaio 1220 per ordine del principe dei Mori. All’annuncio del glorioso martirio, san Francesco esclamò: “Ora posso dire con sicurezza di avere cinque Frati Minori”.

Furono canonizzati dal papa francescano Sisto IV nel 1481.

I primi Frati Minori erano detti “Penitenti della città di Assisi”; S. Antonio li descrive così: «Sono semplici come le colombe. Il luogo dove dimorano e il letto stesso sul quale dormono è ruvido e povero. Non offendono alcuno, anzi perdonano chi li offende. Confortano e sostengono con la parola della predicazione quelli che sono stati loro affidati e partecipano con gioia agli altri la grazia che è stata loro data. Amano tutti nel cuore di Gesù Cristo e vivono con umiltà e pazienza».

Questa descrizione ben si addice a Berardo, Ottone, Pietro, Accursio e Adiuto che, abbandonata ogni ricchezza sull’esempio di san Francesco, hanno donato la vita per amore di Dio e dei fratelli e hanno unito la predicazione e la vita. Conformàti a Cristo nella povertà radicale, nell'umiltà, nell'obbedienza e nell'amore al Padre ed ai fratelli, essi sentirono l'urgenza di seguire il Signore sulla sua stessa via, fino al dono della vita come risposta all'amore senza riserve.

I cinque martiri non solo lasciarono tutto, lasciarono anche se stessi. E hanno vinto la paura più radicata nell'uomo, quella della morte, come riconosce lo stesso sant’Antonio: «Nessuno mai vorrebbe morire. Anche Gesù, del resto, disse: “Passi da me questo calice”. Ma per quanto grande sia l'avversione alla morte, essa viene vinta dalla forza dell'amore: se non ci fosse l'avversione alla morte, non sarebbe così grande la gloria del martirio». 

La testimonianza dei Protomartiri Francescani conferma che è possibile vivere pienamente il Vangelo solo nella costante imitazione di Cristo, umile, obbediente, povero e crocifisso, perché «Cristo ebbe una duplice eredità: una da parte della Madre, cioè la fatica e il dolore; l'altra da parte del Padre, e cioè il gaudio e il riposo. Per il fatto che siamo suoi coeredi, dobbiamo ricercare anche noi questa duplice eredità, ma sbagliamo se vogliamo avere la seconda senza la prima. Il Signore ha fondato la seconda sulla prima proprio perché non avessimo quella pretesa. Procuriamo dunque di venire in possesso della prima eredità che Gesù Cristo ci ha lasciato, per meritare di arrivare alla seconda».

Questa fu l'eredità desiderata e accolta da Berardo, Ottone, Adiuto, Pietro e Accursio: dare la vita per amore e rendere il contraccambio al Signore Gesù Cristo.

Scarica gratuitamente la più antica testimonianza della Passio dei protomartiri francescani.



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