VENERDÌ della II sett. di Avvento S. GIOVANNI DELLA CROCE, sacerdote e dottore – MEMORIA (bianco)
venerdì, 14 dicembre 2018
I colori parlano... 22 Nov 2018

Bernardino Gagliardi e il ciclo Francescano di Trevi

Pittore di origini tifernati, il Cavalier Bernardino Gagliardi (1609-1660) è stato un artista proteiforme, abile a riprodurre ecletticamente le maniere più in voga dei suoi tempi. Sebbene la sua produzione risulti un po’ discontinua, perché era spesso fiancheggiato da aiuti di bottega, l’artista ha saputo anche creare, nei lavori maggiormente studiati, opere di un livello qualitativo notevole e con la sua attività ha svolto un ruolo di rilievo nel veicolare in provincia le novità dei maestri del Seicento romano ed emiliano, semplificandone il linguaggio e rendendolo più popolare e vivace, con una grande ricchezza di spunti narrativi.

Nella produzione del pittore traspare inoltre una costante ammirazione per Reni e per la scuola dei Carracci, con quella predominante tendenza verso il classicismo “ricavato per sintesi” e un po’ arcaizzante che tanto successo ebbe nella cerchia barberiniana.

Nel 1645 Gagliardi giunse a Trevi per eseguire, nel Convento di San Francesco, il ciclo con Storie del Santo nelle lunette del chiostro ed altri lavori. La presenza del pittore nella città umbra non sarebbe legata, come riferiscono i biografi antichi, ad una rissa avvenuta a Perugia, che avrebbe portato Bernardino a rifugiarsi presso i Conventuali di Trevi: più probabilmente, infatti, il Cavaliere fu chiamato dai frati stessi, spinti dalla fama acquisita dall’artista affrescando la Predica al popolo perugino nel chiostro di San Francesco al Prato (1637). Certamente è da evidenziare il legame tra i lavori trevani di Bernardino e padre Francesco Luzi, guardiano di importanti conventi, nonché ministro provinciale dei Frati Minori Conventuali proprio dal 1645 al 1648.

Le ventuno lunette con scene della vita del Santo hanno subito nel corso dei secoli delle ridipinture, ma in esse si può ancora ammirare il riuscito connubio tra una pittura devota di ispirazione controriformata e un classicismo che, nelle composizioni essenziali ed ariose e nella narrazione pacata, guarda a Domenichino, mentre nell’uso di colori cangianti e luminosi, è memore delle raffinate tinte dei lavori a fresco di Annibale Carracci.

Nel ciclo trevano Gagliardi ha costruito scene ricche di aneddoti divertenti legati alla quotidianità e riguardanti soprattutto animali e bambini: le ha rese, in questo modo, estremamente vivaci e piacevoli, nonostante alcune ingenuità formali, dovute sia all’impiego di aiuti, sia alle manomissioni.

Certamente da rimarcare è lo straordinario gusto descrittivo sfoggiato in tutto il lavoro dall’artista, che si sofferma compiaciuto nella dettagliata rappresentazione di eleganti abiti, accessori ed elementi d’arredo.

Alcuni riusciti personaggi che compaiono nelle lunette trevane verranno riutilizzati anche in altri lavori del pittore, che in vita ebbe uno straordinario successo ed operò, oltre che a Perugia, anche nelle Marche e nell’Urbe, dove venne eletto Principe dell’Accademia di San Luca (1655).

Nel fregio sottostante le lunette sono ricordati i finanziatori della decorazione e sono raffigurati i loro stemmi. Sebbene nel chiostro trevano siano presenti alcune scene lacunose o rimaneggiate, con il recente ed ottimo restauro che ha riportato alla luce anche brani pittorici nascosti sotto gli scialbi, è stato recuperato uno dei cicli dedicati a San Francesco più ricchi della nostra regione. Partendo dal lato nord, gli episodi si possono leggere in senso antiorario:

I – L’Angelo in vesti di pellegrino chiede di vedere Francesco;
II – La Nascita di San Francesco (v. immagine a sinistra);
 III – Il monito del Crocifisso di San Damiano;
IV – La Rinuncia agli averi davanti al vescovo di Assisi;
V – Il sogno di papa Innocenzo III (scena ridipinta da Antonio Birretta nel 1715);
VI – Onorio III approva la Regola;
VII – Visione del carro di fuoco;
VIII – Predica agli uccelli;
IX – Visione dei troni celesti;
X – Viaggio di San Francesco verso l’Egitto;
XI – Predica del Santo nella piazza di Trevi (v. immagine a destra);
XII – Francesco guarisce i ciechi e gli storpi;
XIII – Tentazione del Santo alla corte di Federico II ;
XIV – Miracolo del Bambino;
XV – Il Santo assiste i lebbrosi;
XVI – Miracolo del lupo di Gubbio
;
XVII – Cacciata dei diavoli da Arezzo;
 
XVIII – Prova del fuoco davanti al Sultano;
XIX – Perdono di Assisi ;
XX – San Francesco riceve le Stimmate sulla Verna;
XXI – Morte di San Francesco.

L’ultimo episodio è completamente perduto ma di esso resta il bellautoritratto di Bernardino, che sceglie di raffigurarsi in abiti da cavaliere poiché nel 1640 aveva ottenuto l’importante onorificenza dal Pontefice Urbano VIII. Sotto alla lunetta campeggia lo stemma dell’artista, lo stesso emblema che troviamo associato al suo nome anche nella miniatura che nel 1644 decora un volume di Consigli e Riformanze del Comune di Perugia. Nel Convento di San Francesco a Trevi, Gagliardi realizzò anche gli affreschi del corridoio adiacente al chiostro e quelli della Stanza “del padre Francesco Luzi”.

Sul soffitto di quest’ultimo ambiente si sporgono, con una visione di sotto in su, diversi angioletti che, dalla finta apertura rettangolare, si accingono a trasportare verso il cielo un quadro raffigurante l’Estasi di San Francesco. Altre creature celesti siedono sul cornicione e lo decorano con stoffa, frutta e fiori. La figura di Francesco è sorretta da un angelo.

Alle pareti campeggiano quattro figure allegoriche, riprese puntualmente dall’Iconologia di Cesare Ripa: si tratta delle personificazioni dell’Obbedienza, della Castità e della Povertà, i pilastri della Regola dell’Ordine Francescano, a cui si aggiunge la virtù teologale della Carità. A fare da cornice a queste figure femminili ci sono festoni con fiori e frutta e, nelle ultime due, anche degli angioletti che reggono una cortina di stoffa nera. Gagliardi crea qui personaggi allegorici avvenenti e gradevoli, nei quali, ad un’impostazione monumentale, riesce a congiungere un’armonia e un’eleganza che – come per i tondi del corridoio accanto al chiostro, sebbene in questi ultimi i personaggi siano più stereotipati – ha sapore bolognese.

In PARLANO I COLORI, a cura di Silvia Rosati
dal n. 2/2018 della Rivista Porziuncola



Arte Rivista Porziuncola Silvia Rosati

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