GIOVEDI della XXX sett. del T.O. Feria (verde)
giovedì, 29 ottobre 2020
Luogo di ritiro e di preghiera per i benedettini, prima, e per Francesco d’Assisi poi 27 Ago 2018

Un’oasi dello spirito

A pochi chilometri da Terni, si erge un luogo in cui san Francesco si ritirava in solitudine: lo Speco di Narni. Appena vi giunse Francesco trovò un piccolo oratorio dedicato al papa S. Silvestro, costruito dai monaci benedettini intorno al Mille: qui il Poverello insieme ai suoi frati conveniva a lodare Dio. Fino al Cinquecento, rimase il luogo di preghiera della fraternità francescana dello Speco.

Nell’abside troviamo un affresco del Trecento: Crocifisso con ai lati Maria e S. Giovanni Evangelista, S. Francesco e S. Silvestro. Attorno: l’Annunziata, S. Chiara, S. Girolamo, S. Caterina d’Alessandria, santi tipici dell’antica devozione francescana. Dietro l’abside dell’oratorio, Francesco ritrovò una cisterna, nella quale i monaci benedettini raccoglievano l’acqua piovana. Da qui fu attinta l’acqua che, per il Santo sofferente, si mutò in vino. Per questo motivo il pozzo fu chiamato, più tardi, “di S. Francesco”.

Nel periodo in cui era presso l’eremo di S. Urbano, il beato Francesco gravemente ammalato, con labbra aride, domandò un po’ di vino; gli risposero che non ce n’era. Chiese allora che gli portassero dell’acqua e quando gliela ebbero portata la benedisse con un segno di croce. Subito l’acqua perse il proprio sapore e ne acquistò un altro. Diventò ottimo vino quella che prima era acqua pura, e ciò che non poté la povertà, lo provvide la santità. Dopo averlo bevuto, quell’uomo di Dio si ristabilì molto in fretta.

La costruzione del conventino è sorta nel Quattrocento, all’epoca di S. Bernardino da Siena. Apostolo dell’Osservanza, Bernardino considerò lo Speco come suo luogo naturale e ne fece un insigne centro dell’umiltà e della povertà francescana. Proprio in luoghi come questo voleva educare la gioventù per rinnovare l’Ordine serafico.

Lungo la parete centrale del chiostro, troviamo il refettorio quattrocentesco, dove la piccola fraternità mangiava e si radunava a capitolo. Ambiente modesto, basso, dal soffitto di tavole e travi: ha un tono sobrio, non privo tuttavia di un certo decoro. Una Pietà all’antico modo francescano e una Croce nuda dai chiodi marcati sono collocate sulle pareti. Opere che testimoniano ancora il legame tra i frati ritirati quassù e l’attività sociale e religiosa, di pace e di riscatto dei poveri, degli altri loro fratelli fondatori e diffusori dei Monti di Pietà.

Come avvenne a Narni, nel 1486 e 1489 con il beato Bernardino da Feltre, che vi predica durante risse feroci, riportandovi pace e fondando il Monte di pietà; o nel 1505, con il beato Ambrogio da Milano; o come gli altri fratelli per i quali, nel 1463, il card. Eroli costruisce a Narni il convento di S. Girolamo e nel 1483, il convento della beata Vergine del Pianto.

Al piano superiore, non aperto al pubblico, è situato il corridoio del dormitorio. Le cellette sono talmente ristrette da non potersi affacciare per intero alle finestre. Vi si coglie il senso austero e sereno dell’esperienza francescana. Qui sono vissuti S. Bernardino da Siena che vi costituì il noviziato; il beato Giovanni Bonvisi da Lucca che vi fu guardiano nel 1442; il beato Pietro da Rieti che, dopo lunghi anni di penitente contemplazione, vi morì nel 1464; i frati che nel 1532 vi condussero una vita di più stretta Osservanza con un nuovo e originale abbozzo di regola per i romitori.



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